WASHINGTON - Tensione sempre più alta tra Washington e L’Avana dopo che gli Stati Uniti, nel quadro della campagna di pressione guidata dall’Amministrazione di Donald Trump per un cambiamento politico ed economico sull’isola, hanno varato un nuovo pacchetto di sanzioni contro tre funzionari e nove enti statali cubani.  

Le misure colpiscono il Ministero delle Costruzioni e aziende legate a settori strategici come la miniera, la commercializzazione di metalli, la fornitura al turismo, il trasporto pesante e la contrattazione di personale per imprese straniere. Il nuovo provvedimento si aggiunge a quello già annunciato il 7 agosto contro cinque entità e otto persone collegate all’approvvigionamento di armamenti per il regime, oltre a sommarsi alle sanzioni rivolte all’attuale Presidente cubano Miguel Díaz-Canel e alle accuse penali contro l’ex mandatario Raúl Castro, evidenziando la strategia dell’Amministrazione Trump di ampliare progressivamente le designazioni contro le strutture economiche e politiche dell’isola. 

Al centro del nuovo affondo statunitense c’è la dirigenza dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP). Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha accusato La Habana di utilizzare da decenni organizzazioni di facciata per “infiltrarsi, corrompere e radicalizzare” i cittadini statunitensi. “Oggi sto sanzionando la dirigenza dell’ICAP, che è una delle principali organizzazioni coinvolte in questi sforzi”, ha affermato Rubio su X, precisando che il provvedimento colpisce il presidente dell’istituzione (l’ex spia condannata negli Usa Fernando González Llort, uno dei cinque agenti dell’intelligence noti come “i Cinque”, poi rientrato a Cuba) e altre due funzionarie, individuate come parte degli sforzi del regime per sviluppare operazioni di influenza all’estero.  

Rubio ha inoltre rivolto un avviso rigoroso a terzi: “Qualsiasi persona che appoggi, sponsorizzi o fornisca servizi a questi attori sanzionati corre il rischio di essere sanzionata essa stessa”, chiedendo a banche estere e aziende che detengono fondi o erogano servizi alle entità designate di tagliare immediatamente i ponti. Il Segretario di Stato ha sostenuto che la linea di Washington mira a impedire al governo cubano di sfruttare riforme parziali per guadagnare tempo ed eludere le sanzioni, dicendosi convinto che, prima della fine dell’attuale mandato di Trump, Cuba sarà avviata verso “un futuro molto diverso”. 

La reazione dei vertici di L’Avana non si è fatta attendere e si è concentrata nel denunciare l’embargo Usa, attribuendo agli Stati Uniti la responsabilità delle difficoltà della popolazione. Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha definito i destinatari dei provvedimenti come persone e istituzioni il cui “unico delitto” è servire Cuba e affrontare quello che ha bollato come ” blocco genocida”. Inoltre, su X ha scritto: “I carnefici sembrano aver scelto i giovedì per rendere pubbliche le loro liste nere”, aggiungendo che “sapremo resistere e vincere” e che “gli Usa rimarranno nella vergognosa lista dei genocidi”. 

Sulla stessa linea, il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha accusato Rubio di avere lo “scopo deliberato” di “colpire l’economia” e impedire al governo di “garantire i servizi di base alla popolazione”, pur in un contesto in cui questi versano già da tempo in situazione critica. Nello specifico, Rodríguez ha sottolineato che le sanzioni “ostacolano il trasporto di container con prodotti alimentari, medicinali e dispositivi medici, per lo più acquistati da piccole e medie imprese private cubane”.  

Definendo le azioni statunitensi “un’ossessione fallita” contro l’isola, il capo della diplomazia di L’Avana ha difeso l’ICAP descrivendola come “un’istituzione che per più di sessant’anni ha promosso l’amicizia, la solidarietà internazionale, la giustizia e la pace”, ossia “tutto il contrario di ciò che il Segretario di Stato ha sempre promosso nella sua politica corrotta”. 

L’inasprimento delle misure giunge mentre Washington aumenta la pressione sulle strutture di sostegno del regime. Un recente rapporto dell’America First Policy Institute, centro studi vicino all’entourage di Trump, ha raccomandato di stringere ulteriormente il cerchio finanziario su L’Avana ed estendere le designazioni legate al terrorismo, includendo tra i potenziali bersagli anche il Partito Comunista di Cuba e il conglomerato militare GAESA.