CANBERRA – Il ministro delle Comunicazioni Anika Wells intensificherà questa settimana le pressioni sul Senato per approvare modifiche più severe al divieto australiano di accesso ai social media per i minori di 16 anni.
Il governo vuole rafforzare una normativa già in vigore, ma finora criticata per l’efficacia limitata dei sistemi di verifica dell’età introdotti dalle grandi piattaforme tecnologiche.
Secondo le modifiche proposte, le società che violano gli obblighi potrebbero ricevere multe fino a 109,2 milioni di dollari, il doppio dell’attuale sanzione massima di 54,6 milioni.
Il progetto aumenterebbe anche i poteri della eSafety Commissioner Julie Inman Grant, consentendole di condurre indagini più ampie sui casi di mancato rispetto delle norme.
Inman Grant aveva lamentato strumenti di intervento insufficienti e un quadro regolatorio troppo fragile per far fronte efficacemente alle violazioni.
Più di cinque milioni di account australiani sono stati rimossi o disattivati dopo l’introduzione del divieto a dicembre. Una ricerca pubblicata a giugno ha tuttavia rilevato che circa l’80 per cento degli adolescenti sotto i 16 anni continuava a utilizzare i social media.
Wells ha accusato gli altri schieramenti di procedere troppo lentamente e ha chiesto loro di fornire alla eSafety Commissioner strumenti adeguati per “ritenere responsabili le società dei social media”.
Le modifiche, presentate all’inizio di luglio, erano state deferite a un’inchiesta su richiesta dei Verdi e della Coalizione, che avevano espresso dubbi sulla loro efficacia.
La commissione parlamentare ha infine raccomandato l’approvazione del disegno di legge, pur sollevando riserve sull’impostazione del governo.
La senatrice dei Verdi Sarah Hanson-Young ha sostenuto che una multa da circa 100 milioni di dollari potrebbe essere trattata dalle grandi aziende tecnologiche come un semplice costo operativo.
“Bisogna colpirle dove fa male”, ha dichiarato, chiedendo norme capaci di incidere direttamente sul loro modello di attività.
Anche l’Australian Human Rights Commissioner ha avvertito che un semplice incremento delle sanzioni potrebbe non correggere le debolezze del sistema, ricordando che finora non sono state avviate azioni giudiziarie in base alle regole esistenti.
Il Parlamento dovrebbe discutere anche un più ampio pacchetto di riforme sul cosiddetto “dovere di diligenza digitale”.
Tra le misure previste figurano la possibilità per gli utenti di scegliere se ricevere contenuti selezionati dagli algoritmi e il divieto di materiale potenzialmente dannoso per i minori.
Hanson-Young ha presentato una propria proposta affinché l’esclusione dai contenuti determinati dagli algoritmi diventi l’impostazione predefinita.
La Coalizione non ha ancora definito una posizione complessiva.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha sostenuto che i genitori debbano poter controllare ciò che i figli vedono online, ma ha accusato il Partito laburista di avere gestito male il divieto già esistente e ha invitato il governo a correggerne prima le carenze.