MADRID – Una bufera giudiziaria senza precedenti travolge il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe). Fin dalle prime ore del mattino, gli agenti dell’Unità operativa centrale (UCO) della Guardia Civil hanno fatto irruzione e perquisito la sede centrale e federale del partito in via Ferraz, a Madrid.

L’operazione, confermata da fonti investigative a Efe e El País, è scattata alla ricerca di prove documentali e informatiche su un presunto e sistematico giro di finanziamenti illeciti e tangenti per l’assegnazione di appalti pubblici.  

Il blitz si inserisce nel quadro di una maxi-inchiesta, protetta da segreto istruttorio, coordinata dai magistrati dell’Audiencia Nacional, Ismael Moreno e Santiago Pedraz. Al centro delle indagini vi è un flusso opaco di pagamenti in contanti – ricevuti dal Psoe tra il 2017 e il 2024 per coprire le spese personali di dirigenti, dipendenti e associati del partito – configurando in molti casi il reato di riciclaggio di denaro. 

La stessa operazione ha fatto scattare perquisizioni a tappeto anche al di fuori della sede del partito. Sotto la lente degli investigatori sono finiti l’ufficio e le abitazioni madrilene dell’ex vicepresidente dell’Andalusia Gaspar Zarrías, dell’ex segretario organizzativo del Psoe Santos Cerdán e dell’imprenditore Javier Pérez Dolset.

L’inchiesta, denominata anche “caso Leire Díez” o “caso Sepi” (dall’acronimo della Società spagnola per le partecipazioni statali) vede coinvolti esponenti di primissimo piano. Tra questi l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, ex braccio destro del premier già sotto processo per corruzione, e Vicente Fernández, ex presidente della Sepi.

Insieme a loro figura Antxon Alonso, proprietario della società di servizi Servinabar e presunto socio in affari di Cerdán. Díez, Fernández e Alonso erano già stati arrestati a dicembre con le pesanti accuse di appropriazione indebita, traffico di influenze e associazione a delinquere, prima di essere rilasciati con severe misure cautelari e il divieto di espatrio. 

Mentre a Madrid l’Uco setacciava gli uffici dei socialisti, il primo ministro Pedro Sánchez si trovava a Roma per impegni istituzionali. Subito dopo il suo incontro in Vaticano con Papa Leone XIV, parlando ai giornalisti all’Ambasciata spagnola alla Santa Sede, il premier ha affrontato lo scandalo assicurando di aver già letto l’ordinanza giudiziaria.

Sánchez ha garantito la massima e piena collaborazione del governo con la magistratura, ribadendo il rispetto per la presunzione di innocenza e offrendo un forte messaggio di sostegno politico all’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero. Il riferimento è al nuovo terremoto politico che vedrà l'ex primo ministro socialista comparire in udienza il 17 e 18 giugno con l'accusa di traffico di influenze. Il caso rischia di assestare un colpo durissimo al fragile equilibrio del governo di Madrid, già fortemente indebolito da mesi di inchieste giudiziarie che hanno coinvolto sia i vertici del PSOE sia la moglie dello stesso Sánchez, Begoña Gómez. 

Pur promettendo una risposta inflessibile e decisa contro qualsiasi irregolarità interna che dovesse essere accertata, il capo del governo ha voluto blindare la tenuta del suo esecutivo di fronte alle richieste di dimissioni sollevate dalle opposizioni. Il premier ha infatti escluso categoricamente l’ipotesi di ricorrere a elezioni anticipate, difendendo la stabilità politica portata dalla sua leadership dal 2016 a oggi, in un Paese che negli ultimi anni è stato chiamato alle urne ben cinque volte. 

Sánchez ha spiegato che un ritorno anticipato al voto bloccherebbe la Spagna in una pericolosa paralisi istituzionale, confermando l’intenzione di rimanere in carica fino alla scadenza naturale della legislatura prevista per il prossimo anno. Pur riconoscendo che molti colleghi di partito gli chiedono di capitalizzare i sondaggi favorevoli per ottenere una maggioranza più comoda al Congresso, Sánchez ha concluso affermando che non intende sciogliere le Camere per meri interessi di parte, ma solo quando lo richiederà l’interesse generale dei cittadini, ritenendo la stabilità governativa lo strumento fondamentale per tutelare la crescita economica del Paese.