SYDNEY – Meno di uno studente internazionale su quattro indica oggi l’Australia come prima scelta per gli studi universitari, rispetto a più di uno su tre appena sei mesi fa, secondo nuovi dati di IDP Education.
Il dato in calo emerge dopo mesi di intenso dibattito sull’immigrazione e una serie di modifiche alle regole per gli studenti stranieri, in un contesto nel quale Partito laburista, Coalizione e One Nation hanno tutti proposto forme di maggiore controllo sugli ingressi.
Tra le misure annunciate ad agosto dal ministro dell’Immigrazione Tony Burke figura il divieto per alcuni nuovi studenti universitari provenienti dall’estero di portare con sé i familiari.
Sono previste inoltre restrizioni ai trasferimenti tra istituti: gli studenti potranno cambiare struttura soltanto quando intendono proseguire verso una qualifica di livello superiore.
Secondo IDP Education, Stati Uniti, Regno Unito e Canada hanno tutti guadagnato attrattiva nello stesso periodo, rendendo più serrata la competizione internazionale per gli studenti più qualificati.
Simon Emmett, responsabile delle partnership di IDP, ha osservato che i frequenti cambiamenti alle regole sui visti e ai livelli programmati di immigrazione stanno influenzando le decisioni degli aspiranti studenti.
“I migliori studenti del mondo hanno moltissime possibilità di scelta”, ha dichiarato.
“Quando si crea incertezza, lo spostamento verso altre destinazioni diventa qualcosa di difficile da invertire”.
L’Australia continua comunque a essere presa in considerazione dal 54 per cento dei potenziali studenti internazionali, una quota che resta tra le più alte al mondo ma che è diminuita di cinque punti.
Il Regno Unito, in forte crescita, potrebbe presto superarla.
A pesare è anche il costo dei visti.
Da luglio, una domanda per un visto studentesco costa 2.500 dollari per gli universitari e 5.750 dollari per i corsi post-laurea, rendendo l’Australia la destinazione più costosa tra quelle analizzate.
Il tasso di rifiuto delle richieste ha inoltre raggiunto a giugno il 24,6 per cento, il livello più alto degli ultimi dieci anni, contro il 7,9 per cento registrato un decennio prima.
IDP indica il Canada come esempio dei rischi legati a una correzione troppo brusca delle politiche.
Le iscrizioni internazionali canadesi sono diminuite del 29 per cento dopo una forte riduzione degli ingressi.
“Dobbiamo stare molto attenti a non esagerare con le correzioni sulle politiche per gli studenti”, ha affermato Emmett, ricordando che le decisioni prese oggi possono influenzare le scelte educative per anni.
Anche chi si trova già in Australia segnala crescenti difficoltà.
Quasi la metà degli studenti intervistati ha dichiarato che trovare un lavoro part-time o dopo la laurea è stato più difficile del previsto, mentre oltre un terzo ha indicato il costo della vita tra i principali problemi.