KABUL - A cinque anni dal ritorno dei talebani al potere a Kabul, l’Afghanistan continua a versare in uno stato di emergenza permanente. Ad aggravare un quadro già compromesso sono intervenuti terremoti, rimpatri forzati dalle vicine nazioni di Iran e Pakistan e nuove ostilità nell’intera regione.  

Sul piano dei diritti umani, il progressivo susseguirsi di divieti ha cancellato le donne dalla vita pubblica, escludendole dalla gran parte delle attività lavorative e dai percorsi di studio. Nel frattempo, sul piano diplomatico, la recente presenza a Bruxelles di rappresentanti tecnici delle autorità talebane ha sollevato accese polemiche. 

A tracciare il bilancio di questo quinquennio è l’Ong italiana Nove Caring Humans, realtà attiva sul territorio afghano da 13 anni e che non ha mai abbandonato il Paese. “Dopo cinque anni di crisi, non si tratta soltanto di rispondere all’emergenza, ma di preservare le possibilità di ripresa e impedire che gli effetti dei divieti diventino irreversibili. Ogni donna che riesce ancora a formarsi, lavorare e produrre reddito mantiene aperta una possibilità di ricostruzione per l’intero Paese”, ha spiegato Arianna Briganti, vicepresidente dell’Ong. 

Il principale ostacolo per la tenuta degli interventi umanitari risiede nel drastico calo delle risorse finanziarie, che rischia di vanificare quanto costruito finora: nel 2025 il Piano di risposta umanitaria per l’Afghanistan ha intercettato appena il 41% dei fondi richiesti. Le operazioni e i trasferimenti di denaro continuano a rivelarsi complessi e onerosi a causa delle sanzioni finanziarie e dell’isolamento del sistema bancario locale, mentre la capacità di sopravvivenza della popolazione è strettamente intaccata da inflazione, disoccupazione e dalla pressione fiscale.  

Subito dopo la caduta di Kabul, la Ong ha partecipato alle operazioni di evacuazione insieme al governo italiano, coordinando dal Kuwait un ponte aereo per mettere in sicurezza i propri collaboratori e soggetti a rischio. A questo canale si sono affiancati percorsi di integrazione sociale e professionale avviati in Italia per accompagnare i rifugiati verso l’autonomia quotidiana. 

Sul fronte interno afghano, la risposta di emergenza dell’Ong si è strutturata attraverso molteplici direttrici: la distribuzione di viveri, stufe e legna per il periodo invernale, oltre all’assistenza sanitaria e al sostegno economico per le spese di prima necessità. A fronte della perdita del lavoro e del progressivo indebitamento delle famiglie, fattori che hanno aumentato l’incidenza di fenomeni quali matrimoni precoci, compravendita delle figlie e sfruttamento infantile, gli aiuti si sono concentrati in modo prioritario sulle donne capofamiglia e sui centri di accoglienza e protezione per i minori. 

In risposta alle restrizioni imposte alle donne, Nove Caring Humans ha ridefinito il perimetro dei propri progetti facendo leva sul patrimonio di competenze e relazioni consolidato prima del 2021 nell’hub di formazione ed imprenditoria femminile di Kabul, struttura che aveva avviato al lavoro centinaia di cittadine afghane. 

Attraverso questo bagaglio operativo, l’organizzazione ha ottenuto l’approvazione per nuovi percorsi formativi e programmi di supporto alle attività economiche a conduzione femminile. Il quadro produttivo odierno evidenzia tuttavia una forte contraddizione: se da un lato le licenze commerciali intestate a donne sono passate da circa 600-1.000 prima del 2021 ad oltre 10.000 attuali, dall’altro meno del 7% della popolazione femminile risulta ufficialmente occupato.  

L’avvio di una microattività rappresenta spesso l’ultima risorsa rimasta a seguito di licenziamenti o dell’interdizione dalle professioni tradizionali, pur dovendo fare i conti con limiti alla mobilità, ostacoli nell’accesso al credito, criticità energetiche e incremento dei costi fiscali. 

“Investire in formazione, lavoro, cura e protezione non equivale a rendere l’Afghanistan dipendente dagli aiuti. Significa invece preservare competenze, reti e opportunità cruciali per il rilancio del Paese. Continuare a sostenere questi interventi significa impedire che quel futuro venga cancellato”, ha concluso Nove Caring Humans.