SYDNEY – Il consiglio della Reserve Bank of Australia (RBA) ha votato per un rialzo ai tassi d’interesse di 25 punti base, portandoli al 4,85 per cento, il livello più alto degli ultimi 18 anni, con una decisione presa a maggioranza di sei voti contro tre.
La scelta era ampiamente attesa dagli economisti e dai mercati obbligazionari, che attribuivano una probabilità superiore all’80 per cento a un nuovo rialzo.
Si tratta del quinto incremento del 2026 e per i titolari di mutui l’impatto cumulativo è ormai consistente.
Secondo il sito di comparazione finanziaria Canstar, per un mutuo medio da 600mila dollari gli interessi mensili saranno superiori di oltre 450 dollari rispetto a febbraio.
Le preoccupazioni della Banca centrale sull’andamento dell’inflazione si sono infittiite dopo la riunione di settembre, con i prezzi del petrolio più elevati e una forte espansione degli investimenti nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.
Anche le dichiarazioni delle ultime settimane da parte dei vertici della RBA, compresa la governatrice Michele Bullock, avevano preparato i mercati a una nuova stretta monetaria.
Commonwealth Bank e NAB avevano previsto la decisione e ritengono che tassi più elevati possano rallentare la crescita economica australiana all’uno per cento nel 2027.
L’economista capo di HSBC Australia Paul Bloxham ha sostenuto che la debole crescita della produttività lascia alla RBA margini limitati per ridurre l’inflazione senza provocare un brusco rallentamento dell’economia o, potenzialmente, una recessione.
La Banca centrale mantiene tuttavia uno scenario meno negativo.
Nelle nuove previsioni pubblicate con lo Statement on Monetary Policy, la RBA non prevede alcun trimestre di contrazione del prodotto interno lordo e stima una crescita dell’1,3 per cento nel 2027.
Il quadro resta comunque più difficile rispetto alle proiezioni di agosto.
L’inflazione complessiva dovrebbe raggiungere il 4,5 per cento entro dicembre, prima di scendere al 3,7 per cento a metà 2027.
Ad agosto, la RBA prevedeva invece un’inflazione al 3,6 per cento alla fine dell’anno e al 2,8 per cento nel giugno 2027.
La Banca centrale ora ritiene che i prezzi resteranno sopra la fascia obiettivo del 2-3 per cento fino alla fine del 2027.
Petrolio greggio e prodotti raffinati, compresi carburanti, fertilizzanti e materie plastiche, costano tra il 20 e il 25 per cento in più rispetto alle ipotesi formulate in agosto.
Anche minerali e prodotti agricoli hanno registrato forti rincari a causa delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento, della guerra in Ucraina e delle condizioni meteorologiche collegate a El Niño.
L’aumento dei tassi e la riduzione del reddito disponibile delle famiglie dovrebbero frenare ulteriormente i consumi.
Anche il mercato del lavoro appare meno solido del previsto.
La disoccupazione dovrebbe salire al 5,1 per cento entro la fine del 2028, mentre i salari sono stimati in crescita del 3,4 per cento nel 2026.
Al netto dell’inflazione, ciò significherebbe una diminuzione dei salari reali di circa l’uno per cento.
Le imprese continuano a segnalare intenzioni di assunzione relativamente robuste, ma lamentano costi del lavoro crescenti e guardano sempre più all’intelligenza artificiale per aumentare l’efficienza.
Secondo la RBA, molte aziende stanno valutando una migliore organizzazione dei turni, una riallocazione del personale e nuove tecnologie per contenere i costi.
La decisione aggiunge inoltre nuove difficoltà politiche per il ministro del Tesoro Jim Chalmers, chiamato a individuare risparmi nell’aggiornamento di bilancio di dicembre.
Diversi economisti hanno indicato anche l’elevata spesa pubblica tra i fattori che contribuiscono alle spinte inflazionistiche, accanto agli effetti internazionali del conflitto in Medio Oriente e ai maggiori costi dell’energia.