BRUXELLES - L’Europa centro-orientale e settentrionale continua a registrare forti tensioni diplomatiche e di sicurezza nel confronto diretto con Mosca. Se la Finlandia ha ultimato un’imponente barriera di protezione ai propri confini orientali per contrastare le minacce ibride del Cremlino, l’Ungheria ha disposto una massiccia espulsione di personale diplomatico russo accreditato nel Paese.
Per dissuadere Mosca dall’utilizzare i flussi migratori come strumento di destabilizzazione, la Finlandia ha eretto una recinzione di 200 chilometri lungo il confine con la Russia. Il progetto, definito dalle guardie di frontiera finlandesi un “progetto infrastrutturale di portata eccezionale”, ha coinvolto circa mille proprietari terrieri e centinaia di aziende.
La struttura, alta 4,5 metri e posizionata in aree strategiche, è realizzata in filo spinato ed equipaggiata con sensori e telecamere di monitoraggio. Recinzioni analoghe sono state già erette in Lettonia, Lituania e Polonia lungo i confini con la Bielorussia, e in Estonia al margine del territorio russo.
Il governo di Helsinki aveva decretato la chiusura completa dei suoi 1.340 chilometri di confine con la Russia già nel dicembre 2023, dopo l’arrivo da Mosca di oltre 1.300 migranti sprovvisti di visto. Da quel momento la situazione si è stabilizzata: come dichiarato all’Afp dal ministro dell’Interno finlandese Mari Rantanen, si registrano soltanto pochi casi isolati di attraversamenti illegali.
Nell’aprile 2023 la Finlandia ha messo fine a decenni di non allineamento militare aderendo alla Nato, accusando contestualmente il Cremlino di condurre una “guerra ibrida” attraverso l’afflusso orchestrato di cittadini di Paesi terzi, addebiti che Mosca ha sempre respinto.
Parallelamente, si apre un nuovo fronte di scontro in Europa centrale. Il governo ungherese ha espulso dieci dipendenti dell’ambasciata russa a Budapest per aver svolto attività considerate incompatibili con il loro status. L’annuncio è stato dato dalla ministra degli Esteri Anita Orbán.
“Oggi il ministero degli Esteri ha informato l’ambasciatore russo a Budapest che, secondo la valutazione delle autorità ungheresi, dieci membri del personale della rappresentanza russa hanno svolto in Ungheria attività inaccettabili per un diplomatico ai sensi della Convenzione di Vienna”, ha dichiarato la ministra in una nota diffusa su Facebook.
Immediata la replica della diplomazia russa. Il ministero degli Esteri di Mosca, guidato da Sergej Lavrov, ha fatto sapere tramite la portavoce Maria Zakharova all’agenzia Tass che la Russia darà una risposta “dura e dolorosa” alla decisione adottata dall’Ungheria.