CARACAS - Continua ad aggravarsi il bilancio del violento terremoto che ha colpito il Venezuela. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha aggiornato il numero delle vittime ad almeno 589 morti e 2.980 feriti, mentre resta ancora impossibile stabilire con precisione il numero dei dispersi, che potrebbe essere nell’ordine delle decine di migliaia.
Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta tra edifici crollati e montagne di macerie, dove familiari e soccorritori scavano nella speranza di trovare superstiti. L’epicentro della devastazione è nello stato di La Guaira, a nord di Caracas, dove si trovano l’aeroporto internazionale di Maiquetía, gravemente danneggiato e costretto alla chiusura, e la città costiera di Catia La Mar, dove numerosi edifici sono collassati.
Di fronte all’entità della catastrofe, il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza e disposto la militarizzazione dello stato: “Abbiamo preso la decisione di militarizzare lo stato di La Guaira (...) per affrontare la situazione molto difficile che sta colpendo la nostra popolazione”, ha dichiarato Rodríguez.
Uno degli aspetti più complessi dell’emergenza riguarda il numero delle persone scomparse. La situazione è resa ancora più difficile dai milioni di venezuelani emigrati negli ultimi anni, spesso senza registrazioni ufficiali.
Per aiutare le famiglie sono state attivate diverse piattaforme online dedicate alla ricerca dei dispersi. Sul sito “Venezuela te busca” risultano ancora 23.018 persone non localizzate su 28.511 segnalazioni, mentre sulla piattaforma “Desaparecidos terremoto Venezuela” le persone ancora senza notizie sono 50.243 su 58.466 registrazioni.
Tra le immagini più drammatiche dell’emergenza ci sono quelle degli ospedali venezuelani, ormai al limite della capacità. Feriti, spaventati e in molti casi rimasti orfani nel giro di pochi secondi, decine di bambini continuano ad arrivare nei pronto soccorso provenienti soprattutto da La Guaira.
Nel pronto soccorso del Domingo Luciani ambulanze entrano ed escono senza sosta, mentre parenti e amici controllano gli elenchi dei ricoverati affissi alle pareti. Ventidue dei nomi riportati appartengono a giovani tra i 4 e i 19 anni. “Molti bambini arrivano da soli perché vengono portati rapidamente dal luogo dei soccorsi”, spiega un medico.
“La maggior parte non ha familiari con sé”, aggiunge un altro sanitario, spiegando che i paramedici trasferiscono direttamente i minori negli ospedali senza poter attendere il ricongiungimento con i parenti.
Nelle sale d’attesa la tensione è altissima. Decine di persone cercano disperatamente notizie dei propri cari, fotografano gli elenchi dei ricoverati e rilanciano appelli sui social nella speranza di ritrovare familiari e amici.
A rendere ancora più drammatica la situazione è anche il sovraffollamento degli obitori. Un operatore sanitario ha riferito che anche l’obitorio dell’ospedale ha ormai raggiunto la capienza massima, mentre le autorità temono che il numero delle vittime sia destinato ad aumentare con il proseguire delle operazioni di ricerca sotto le macerie.