WASHINGTON – Donald Trump ha confermato di avere cambiato segretamente aereo durante il viaggio di ritorno dal vertice NATO di Ankara il mese scorso, spiegando che la decisione fu presa dal Secret Service in seguito a una minaccia iraniana ritenuta credibile.
Il presidente era inizialmente salito a bordo dell’Air Force One, ma poco dopo avrebbe lasciato il velivolo senza essere visto, utilizzando un mezzo su ruota del catering per raggiungere un altro aereo militare destinato a portarlo nel Regno Unito.
La Casa Bianca non aveva reso noto il cambio e l’operazione è rimasta segreta fino a quando il Washington Post ne ha riferito lunedì.
Alcuni commentatori hanno sollevato osservazioni sul fatto che il piano possa avere lasciato maggiormente esposti collaboratori, militari e giornalisti rimasti sul Boeing 747 che tutti ritenevano trasportasse il presidente.
Trump ha respinto questa interpretazione, sostenendo che il velivolo sul quale si trovava realmente fosse probabilmente quello più vulnerabile.
“Penso che l’aereo su cui ho volato fosse esposto a un rischio maggiore - ha detto ai giornalisti -. Credo che fosse quello che avrebbero avuto più probabilità di colpire”.
Il presidente ha inoltre spiegato di essersi limitato a seguire le indicazioni del Secret Service e delle forze armate. “Immagino ci fosse una minaccia. Non ho fatto troppe domande. Ricevo molte minacce”, ha dichiarato.
A bordo del più grande Air Force One, utilizzato di fatto come diversivo, sarebbero rimasti almeno due membri del governo: il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Con loro viaggiavano altri funzionari della Casa Bianca, personale militare e giornalisti, molti dei quali non sapevano che Trump si trovasse su un altro aereo.
Il viaggio presentava già elementi insoliti. Trump aveva raggiunto Ankara a bordo di un jet donato dal Qatar e recentemente ristrutturato, alla sua prima missione internazionale. Per la partenza aveva però annunciato improvvisamente il ritorno al più vecchio Air Force One, alimentando interrogativi sulle ragioni del cambiamento di programma.
La trasferta si svolgeva inoltre in una fase di crescente scontro con l’Iran, confinante con la Turchia.
Non è ancora chiaro quali collaboratori abbiano accompagnato Trump sul secondo velivolo, né quali dettagli specifici abbiano portato il Secret Service a modificare il piano di volo.