CANBERRA - Il ministro del Tesoro Jim Chalmers respinge l’accusa della Coalizione secondo cui il budget avrebbe introdotto una “death tax” mascherata.
Al centro dello scontro c’è la nuova aliquota minima del 30 per cento prevista per i trust discrezionali, strutture usate per gestire e distribuire redditi o patrimoni, spesso con margini di flessibilità fiscale.
Il governo sostiene che la misura serva a impedire ai contribuenti più ricchi di dividere il reddito tra beneficiari per ridurre l’imposta complessiva. La Coalizione, invece, accusa il Partito laburista di estendere la stretta anche ai trust testamentari discrezionali, cioè trust creati tramite un testamento, trasformandola di fatto in una tassa sull’eredità.
La distinzione è decisiva. Un trust testamentario discrezionale nasce quando una persona muore e consente all’amministratore fiduciario di gestire i beni ereditati, decidendo tempi e modalità di distribuzione ai beneficiari. Ma, diversamente da una vera tassa di successione, il patrimonio non viene tassato nel momento in cui passa nel trust. L’imposta scatta solo quando il reddito o i beni vengono distribuiti, come accade con altri trust.
Chalmers ha definito l’accusa una “campagna allarmistica, pura e semplice”. Ha detto che il budget non modifica imposte di successione o tasse sull’eredità e ha sottolineato che patrimoni ereditari, trust fissi e trust testamentari discrezionali già esistenti saranno esclusi dalla stretta. Chi vorrà evitare l’aliquota minima in futuro, ha aggiunto, potrà ancora usare trust testamentari fissi, nei quali la distribuzione dei beni è stabilita in modo meno flessibile.
Il punto tecnico resta però delicato. I trust discrezionali permettono di decidere chi riceve cosa e quando. Questa flessibilità può ridurre l’imposta, ma può anche proteggere eredità da rischi familiari, creditori o situazioni in cui un beneficiario non sia in grado di gestire direttamente il patrimonio.
Julie Abdalla, responsabile fiscale del Tax Institute, ha detto che è comprensibile che alcuni vedano la misura come una forma di tassa post-morte, perché limita opzioni fiscali usate nella pianificazione ereditaria. Ma il tema, ha spiegato, riguarda più il trattamento fiscale delle strutture che il trasferimento dell’eredità in sé.
Anche Brent Murphy, consulente fiscale di KPMG, invita alla prudenza. I trust testamentari, ha osservato, non servono solo a gestire ricchezza, ma anche a proteggere beneficiari vulnerabili. La riforma potrebbe far pagare più tasse ad alcuni trust, pur senza cancellarne l’uso.
Il Partito laburista insiste che il 95 per cento dei contribuenti non sarà toccato. Anthony Albanese sostiene che la riforma riequilibra il sistema tra lavoratori e chi riceve reddito da asset. La Coalizione punta invece sul tema delle promesse infrante, dopo le svolte su negative gearing, plusvalenze e la terza fase dei tagli fiscali. Per l’opposizione, la domanda politica è una sola: se il Partito laburista ha cambiato idea su queste tasse, cosa gli impedirà di farlo ancora?