ROMA - La posizione del Movimento 5 Stelle sull’Ucraina riaccende lo scontro nel centrosinistra e complica il percorso verso le primarie.

Giuseppe Conte ha annunciato che, al prossimo voto, il M5s non sosterrà nuovi aiuti militari a Kiev, rimettendo la scelta sulla linea di politica estera al confronto interno alla coalizione. 

Il nodo, ha spiegato il leader pentastellato, “lo scioglieremo con le primarie, faremo decidere agli italiani”. Se dovesse vincere lui, ha aggiunto, il giorno dopo si batterebbe in Europa “per trovare una soluzione negoziale” che tuteli “al massimo gli interessi dell’Ucraina, che è il Paese aggredito”. 

Parole che hanno subito aperto un fronte nel campo largo. Per Alessandro Alfieri, responsabile Riforme della segreteria Pd, sarebbe “un grave errore” affidare a una competizione tra candidati temi delicati come la politica estera.  

Secondo il senatore, chi si candida a guidare il Paese deve sapere unire, mentre le questioni su cui si costruisce la credibilità di una coalizione di governo devono essere affrontate nel confronto tra i partiti e tradotte in un programma comune. 

Anche Nicola Fratoianni invita a non trasformare le eventuali primarie nello strumento per definire l’intero programma. “Non siamo mica nel presidenzialismo”, osserva il leader di Avs, secondo cui chi vince le primarie non può stabilire da solo la linea della coalizione. La proposta è di convocare a settembre un confronto tra le forze del centrosinistra per trovare una sintesi programmatica. 

Matteo Renzi, invece, difende lo strumento delle primarie, ma chiede un patto preventivo tra tutti i partecipanti. “Ci sono due idee di sinistra. Andiamo alle primarie e che vinca il migliore”, scrive sui social.  

Per il leader di Italia Viva, però, il giorno dopo il voto interno nessuno deve tirarsi indietro. Sull’Ucraina, aggiunge, le posizioni di Conte “non sembrano molto diverse da quelle di Salvini”, ma in democrazia “ci si confronta e ci si misura”. 

Più netta la posizione di Riccardo Magi. Per il segretario di Più Europa, interrompere l’aiuto politico, economico e militare all’Ucraina renderebbe impossibile una svolta negoziale.  

“Una campagna elettorale sul disarmo di Kiev vuol dire armare Putin e allontanare una pace giusta”, afferma Magi, chiedendo che il punto venga chiarito prima di eventuali primarie. 

Dal centrodestra interviene Antonio Tajani, che attacca direttamente Elly Schlein. Il ministro degli Esteri parla di “assordante silenzio” della segretaria Pd davanti alle “esternazioni filo russe” di Conte e chiede alla sinistra di dire se sta dalla parte del popolo ucraino o “dalla parte di Putin”. 

La discussione sull’Ucraina diventa così uno dei nodi principali nella costruzione dell’alleanza alternativa al governo Meloni. Per il centrosinistra, la sfida non riguarda solo il candidato premier, ma anche la credibilità di una linea comune su guerra, Europa e politica estera.