L’AVANA - L’isola di Cuba continua a sprofondare in un’emergenza energetica sempre più profonda. Nella notte tra domenica e lunedì, un nuovo blackout totale ha lasciato al buio l’intero Paese, inclusa la capitale L’Avana, segnando un’ulteriore escalation di una crisi che negli ultimi giorni ha visto la popolazione rimanere per oltre 30 ore consecutive senza elettricità. A pesare drammaticamente sulla situazione è anche la stretta imposta dagli Stati Uniti, che da mesi ha bloccato i flussi petroliferi diretti verso l’isola. 

L’azienda statale Union Electrica (UNE) ha reso nota sui canali social la “disconnessione totale” della rete elettrica nazionale. Contestualmente, il ministero dell’Energia e delle miniere cubano ha confermato su X che l’interruzione generale di corrente si è verificata durante la notte, assicurando la tempestiva attivazione di “tutti i protocolli per il ripristino del sistema elettrico”. 

Attraversata negli ultimi cinque anni da una grave crisi economica, Cuba subisce frequentemente blackout totali o parziali. Le ragioni strutturali risiedono nell’obsolescenza delle infrastrutture e nella cronica carenza di carburante, fattori che stanno alimentando un crescente malcontento e frequenti proteste di piazza. Il sistema energetico si regge infatti su sette centrali termoelettriche che hanno superato i 40 anni di operatività e che versano in condizioni di degrado variabile. 

La raffica di blackout ha subito un netto peggioramento da gennaio, in concomitanza con il blocco petrolifero imposto da Washington, che ha reso estremamente complesso il reperimento del carburante destinato alle centrali e ai generatori di emergenza alimentati a diesel importato. 

Gli stop dell’energia si verificano spesso di notte, nei momenti di minore domanda sulla rete. Per non farsi cogliere impreparati, in molte abitazioni i ventilatori e gli interruttori vengono lasciati costantemente in posizione di accensione: una sorta di segnale visivo che avvisa i cittadini del temporaneo ripristino dell’elettricità, permettendo a chi possiede fornelli elettrici di affrettarsi a cucinare prima del guasto successivo. Come raccontato dal New York Times, nei centri più piccoli la popolazione è costretta a ricorrere al carbone o a fuochi improvvisati per preparare i pasti. 

Sul piano economico, per il momento non si avvertono gli effetti delle riforme annunciate di recente dal governo guidato dal presidente Miguel Díaz-Canel per contrastare la congiuntura negativa e la stretta statunitense. Per la prima volta nella storia, il Partito comunista ha ceduto al mercato dei privati infrangendo un lungo tabù: il pacchetto di liberalizzazioni prevede maggiore autonomia per le imprese statali e le amministrazioni locali, l’ingresso di nuovi operatori nel settore turistico e una rinnovata apertura verso gli investimenti esteri.  

Tuttavia, la crisi elettrica prosegue senza sosta. Già nella giornata di sabato la parte occidentale dell’isola era stata colpita da un blackout; la situazione si era poi normalizzata la domenica, ma soltanto per poche ore, prima del nuovo cedimento della rete registrato nella notte. 

Con una popolazione di 9,4 milioni di abitanti, Cuba si trova a fronteggiare il sesto blackout della rete nazionale dall’inizio dell’anno. In meno di dieci giorni e a partire dal mese di luglio, l’isola è rimasta priva di corrente per diverse ore consecutive per ben tre volte, mentre si tratta dell’undicesima interruzione su larga scala dalla fine del 2023. Nelle ultime settimane le interruzioni nella capitale hanno superato le 30 ore consecutive, mentre nelle province interne del Paese possono protrarsi anche per diversi giorni. 

L’Avana attribuisce la responsabilità diretta della paralisi energetica alle misure adottate da Washington, mentre le autorità statunitensi replicano addebitando la crisi alla cattiva gestione economica dell’amministrazione cubana. Da gennaio, l’amministrazione Usa ha autorizzato l’arrivo a Cuba di una sola petroliera russa, giunta a marzo con un carico di 100.000 tonnellate di greggio. 

I rapporti bilaterali tra i due Paesi si sono notevolmente deteriorati dall’inizio dell’anno, in particolare a seguito della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, storico alleato del governo cubano. Donald Trump considera l’isola (situata a soli 150 chilometri dalle coste della Florida) un “fortino” comunista e una “minaccia straordinaria” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, arrivando a paventare a più riprese l’ipotesi di “assumerne il controllo”. Tra i cittadini cubani cresce così il timore di rimanere intrappolati in uno scenario analogo al “modello Venezuela”, dove lo scorso gennaio un blitz dell’amministrazione Trump portò al ribaltamento del governo a Caracas e alla cattura di Maduro.