KIEV - I missili della Russia colpiscono nuovamente Kiev, mentre l’Ucraina continua ad attendere l’invio degli intercettori per la difesa aerea dagli Stati Uniti.

Nella serata del 26 ottobre, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato l’ennesimo raid di Mosca, scagliatosi contro il cuore della capitale e accompagnato dal prolungato attacco di droni Shahed sia su Kiev sia su altre città del Paese. 

Affidando il proprio resoconto a Telegram e X, il Capo dello Stato ucraino ha sottolineato come gli ordigni abbiano colpito zone ad alta densità abitativa privi di qualsiasi valore militare: “I missili balistici russi hanno colpito a Kiev nell’area di una delle università, di fatto il campus, un parco, la zona vicino alla stazione della metropolitana e edifici residenziali. Purtroppo, ci sono vittime. Ci sono feriti. Ci sono molti danni e ci sono informazioni secondo cui le persone potrebbero essere sotto le macerie. Tutti i servizi sono sul posto e stanno svolgendo il loro lavoro: stanno salvando le persone. L’impatto dei missili è avvenuto in luoghi molto affollati e nelle vicinanze non c’è alcun obiettivo militare. Si tratta di un colpo diretto alla città, alle infrastrutture“. 

Zelensky ha puntato il dito contro l’impatto dei ritardi nelle forniture militari alleate: “Ed è proprio in queste condizioni, quando la minaccia è costante e quando i colpi arrivano in qualsiasi momento direttamente contro città e villaggi, i ritardi nella fornitura di sistemi di difesa aerea all’Ucraina favoriscono il terrore. È importante che gli accordi politici vengano realizzati rapidamente a livello di comando. È importante che i partner comprendano che l’Ucraina ha bisogno di strumenti adeguati per distruggere i sistemi di lancio di missili”. 

Il presidente ha poi ribadito: “Questo sarebbe il modo più efficace per salvare vite umane. È importante che il mondo veda che la Russia non dimostra nulla, se non il desiderio di uccidere e di continuare la guerra. L’Ucraina non deve restare sola con questo, ed è esclusivamente colpa della Russia che la guerra continua ancora e che le persone continuano a morire. Tutti i partner dovrebbero stare con l’Ucraina, per difendere la vita”. 

Durante una conferenza telefonica dedicata alle forniture di armi e al ripristino della rete energetica, Zelensky ha reso noto che l’Ucraina attende da quasi un mese la firma del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth per autorizzare l’invio degli intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot e Nasams. 

“Il ministro della Difesa dell’Ucraina, il Comandante in Capo delle Forze Armate ucraine e il Ministro degli Affari Esteri hanno riferito sulla situazione relativa alla fornitura di intercettori per la difesa aerea all’Ucraina, principalmente Patriot. Stiamo lavorando su diversi fronti: con gli Stati Uniti, l’Europa e altri partner che dispongono di scorte di missili Pac-2 e Pac-3 – ha spigato Zelensky, specificando di aver dato istruzioni alla squadra ucraina di sollevare nuovamente la questione con la controparte Usa –. In particolare, da quasi un mese attendiamo la firma del signor Hegseth in merito ai missili Patriot e Nasam. Ho dato istruzioni di discuterne nuovamente con la controparte statunitense. Il dialogo è in corso anche con altri Paesi”. 

La carenza di munizioni resta un nodo critico per Kiev. Precedentemente, Zelensky aveva evidenziato come l’Ucraina avesse ricevuto dagli Stati Uniti soltanto 24 intercettori Patriot nell’arco di 90 giorni, a fronte di un fabbisogno stimato di circa 350 missili al mese per contrastare gli attacchi balistici russi. Per la stagione invernale il Capo dello Stato ha richiesto 300 intercettori ai partner europei, ma i tentativi di attingere alle scorte esistenti in Europa hanno incontrato resistenze, tra cui quelle della Grecia. 

Sul fronte tecnico e strategico, Yuriy Ihnat, capo del Dipartimento delle Comunicazioni del Comando delle Forze Aeree ucraine, ha dichiarato al podcast di RBC-Ukraine che il Paese disporrebbe di missili sufficienti per sostenere i propri sistemi per diversi anni se una quantità ingente di intercettori non fosse stata impiegata in Medio Oriente.

Ihnat ha spiegato che le forze ucraine hanno sviluppato tattiche di impiego ad alta efficienza: invece di posizionare i Patriot in postazioni fisse, gli operatori organizzano imboscate, ingaggiano i bersagli e si riposizionano rapidamente per evitare di essere individuati, economizzando l’uso dei costosi intercettori e lanciando di norma un solo missile per bersaglio. 

Al contrario, secondo quanto riferito da Ihnat e da un alto ufficiale dell’Aeronautica ucraina al quotidiano The Times, le forze di difesa aerea in Medio Oriente e nei Paesi del Golfo arrivano a lanciare fino a otto missili contro un singolo obiettivo, inclusi i droni Shahed relativamente economici. L’ufficiale ha evidenziato come l’esperienza maturata da Kiev sul campo di battaglia non sia stata appieno integrata dagli alleati, nonostante la condivisione costante dei dati operativi.