BRUXELLES - L’Unione Europea sta valutando l’ipotesi di nominare un inviato speciale di altissimo profilo per guidare potenziali negoziati con il presidente russo Vladimir Putin sulla fine della guerra in Ucraina.
A rivelarlo in esclusiva è il Financial Times, che cita fonti informate secondo cui tra i candidati principali figurerebbero l’ex presidente della Bce e dell’Euroconsiglio Mario Draghi e l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel.
L’accelerazione diplomatica arriva dopo che sia Washington sia Kiev hanno espresso il loro sostegno a un dialogo parallelo tra l’Europa e il Cremlino, nel timore che l’Ue possa restare tagliata fuori dai tavoli principali.
Secondo tre fonti diplomatiche sentite dal quotidiano finanziario, l’amministrazione di Donald Trump ha già informato l’Unione Europea di non essere contraria a colloqui diretti tra Bruxelles e Mosca, da condurre in parallelo ai negoziati di pace guidati dagli Stati Uniti.
Dall’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, l’Ue ha interrotto quasi tutti i canali di comunicazione formali con il Cremlino. Tuttavia, a Bruxelles cresce il timore che un negoziato monopolizzato dagli USA possa lasciare l’Europa ai margini e vulnerabile a un accordo finale a condizioni economiche e geopolitiche sfavorevoli.
La figura di Mario Draghi gode di un forte apprezzamento proprio a Kiev. Un alto funzionario ucraino ha rivelato che il presidente Volodymyr Zelensky vorrebbe “qualcuno come Draghi” o un “leader forte” a capo della delegazione europea. Zelensky intende discutere la questione questa settimana con i leader di Francia, Germania e Regno Unito.
Draghi viene descritto dalle fonti del Financial Times come una figura autorevole, rispettata in tutta la Ue e dotata di un background tecnocratico ideale per gestire una trattativa così complessa. Al momento, i portavoce di Draghi e Merkel hanno rifiutato di rilasciare commenti.
Oltre ai due leader storici, alcuni governi europei hanno avanzato le candidature dell’attuale presidente finlandese Alexander Stubb e del suo predecessore Sauli Niinistö. Su quest’ultimo, però, pesano forti riserve geopolitiche: sebbene sia uno dei pochi europei ad avere un canale storico di lavoro con Putin, un alto funzionario Ue ha ricordato che “i russi sono attualmente molto risentiti nei confronti della Finlandia” per l’ingresso nella Nato.
L’identikit ideale, secondo la stessa fonte, dovrebbe essere “qualcuno proveniente da Paesi come l’Olanda o il Portogallo, privi del bagaglio di tensioni che si portano dietro i Paesi dell’Est”.
Dall’Europarlamento è arrivata una netta frenata sulle indiscrezioni relative ai nomi. La Commissione Europea, per bocca della portavoce per gli Affari Esteri Anitta Hipper, ha dichiarato di non voler alimentare “speculazioni” o fare nomi sull’eventuale inviato. Per l’esecutivo comunitario, “più importante del chi è il cosa”, ovvero la definizione di una posizione blindata e unitaria sul futuro dell’Ucraina. “Serve unità”, ha ribadito Hipper.
Il dossier sarà ufficialmente sul tavolo la prossima settimana a Cipro durante il Gymnich, il Consiglio Affari Esteri informale. La riunione sarà presieduta dall’Alta Rappresentante Ue Kaja Kallas che, ironia della sorte, figura tuttora nella lista dei ricercati della Federazione Russa per via delle sue posizioni intransigenti. Durante il vertice di Cipro, i ministri degli Esteri europei dovranno stabilire i prerequisiti per avviare i colloqui con il Cremlino, definire le “linee rosse” invalicabili per un potenziale accordo e delineare la futura relazione post-conflitto tra l’Unione Europea e la Russia.