KIEV - Nonostante l’intensa attività diplomatica culminata nel vertice di tre ore a San Pietroburgo tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, la notte ha visto un drastico recrudescere dei bombardamenti su entrambi i fronti.

Donald Trump si è detto ottimista, affermando che i negoziatori sono “forse più vicini che mai” alla fine della guerra, mentre il Cremlino si è mostrato “in linea di principio” aperto alla ripresa dei colloqui trilaterali. Tuttavia, la violenza dei raid non ha registrato alcuna sosta. 

In Ucraina, le incursioni russe hanno provocato almeno sette vittime. Le autorità locali hanno segnalato la morte di un uomo a Sumy, di una donna a Kharkiv e di cinque persone suddivise tra le regioni di Zaporizhzhia e Donetsk.

A Kiev, il sindaco Vitali Klitschko ha riferito del ferimento di 15 persone e di danni alle infrastrutture della metropolitana in corrispondenza del ponte Pivdenny, con conseguenti limitazioni alla viabilità. L’aeronautica militare ucraina ha inoltre diramato un’allerta per “ulteriori missili balistici diretti verso Kiev”, sollecitando i cittadini a non abbandonare i rifugi. 

Sul fronte opposto, Mosca ha denunciato un attacco di vasta portata: le difese aeree russe avrebbero neutralizzato ben 808 droni ucraini sopra diverse regioni, inclusa l’area della capitale. Il sindaco di Mosca, Serghei Sobjanin, ha confermato due feriti in seguito all’abbattimento di 163 velivoli diretti verso la metropoli, mentre altre decine di droni sono stati intercettati tra Tula, Lipetsk, Belgorod, Bryansk, Crimea e il Mar Nero.

L’ufficio stampa della centrale nucleare di Zaporizhzhia ha riferito che un drone ucraino ha colpito un autobus adibito al trasporto del personale di turno, provocando la morte del conducente. 

I drammatici sviluppi sul terreno giungono all’indomani del colloquio di San Pietroburgo, al quale ha partecipato in videoconferenza anche il genero di Trump, Jared Kushner. Witkoff è giunto in Russia dopo la tappa di Oslo con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, un faccia a faccia mirato a ricucire i rapporti tra Washington e Kiev.

Durante il vertice, Witkoff ha espresso gratitudine a Putin per aver accolto la richiesta di Trump relativa alla liberazione del cittadino statunitense Stephen Hubbard, settantenne insegnante d’inglese condannato in Russia con l’accusa di mercenariato: “Lei parla spesso del mio presidente, il presidente Trump, come molto umano; ebbene, anche lei lo è, signore, e glielo riconosco”, ha dichiarato l’inviato Usa. 

Sull’esito delle trattative, il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha dichiarato all’emittente Vesti: “Non so quanto siamo vicini, ma ci stiamo muovendo in quella direzione”, pur esprimendo un giudizio critico sulle proposte elaborate da europei e ucraini a Oslo: “Nel contesto di una soluzione della crisi ucraina, non c’è molto di utile”.

Ushakov ha confermato che la Russia è disposta a riprendere i colloqui trilaterali a metà novembre (indicando Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, come possibile sede in discussione) con l’obiettivo di definire l’architettura di sicurezza post-bellica. Prosegue inoltre la preparazione del vertice a tre tra Putin, Trump e Xi Jinping a Shenzhen, definito da Ushakov “il primo incontro di questo genere nella storia”. 

Da parte sua, Volodymyr Zelensky si è detto favorevole a organizzare “al più presto” l’incontro trilaterale con Usa e Russia: “Abbiamo appreso che la Russia è favorevole a un incontro trilaterale tra le nostre delegazioni. La parte statunitense propone di tenerlo il prima possibile. Noi lo sosteniamo. L’ordine del giorno è chiaro: porre fine alla guerra, avvicinare la pace e preparare tutto per un incontro tra i leader”.

In un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente ucraino ha prospettato una concessione tattica: “In questo momento dobbiamo congelare il fronte e credo che questa sia la strada concreta per mettere fine alla guerra. Parliamo di cessate il fuoco... congelare e fermare”. 

Tuttavia, le manovre di Donald Trump continuano a suscitare forte apprensione a Kiev e nelle cancellerie europee.

Dopo essere tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025 promettendo una soluzione in 24 ore, il presidente Usa ha intensificato le pressioni sul governo ucraino, siglando al contempo un’intesa per l’acquisto di gasolio russo volta a calmierare i prezzi e rinviando le sanzioni contro l’apparato bellico di Mosca. Una decisione difesa da Trump che ha sostenuto che, altrimenti, Hubbard “non lo avreste mai più rivisto”. 

Secondo un’inchiesta di The Atlantic, Trump punta a chiudere una pace entro la fine del 2026, sfruttando le finestre offerte dalle elezioni di midterm del 3 novembre e dal summit del G20 di dicembre. “Il presidente immagina di trovarsi tra Putin e Zelensky mentre firmano un accordo di pace, anche a costo di costringere l’Ucraina a farlo con la forza”, spiegano fonti interne all’amministrazione.

Una strategia che spaventa le autorità di Kiev, dalle quali un funzionario ha confidato alla rivista: “Sembra che tutto questo stia accadendo senza di noi”. Un impianto negoziale che, conclude The Atlantic, rischia di trasformarsi per l’Ucraina non in un vero accordo, ma in una vera e propria capitolazione.