ADELAIDE - Il ministro statale dell’Istruzione Blair Boyer ha spiegato che si tratta di una versione di ChatGPT appositamente progettata per l’uso scolastico, con sistemi di sicurezza avanzati per proteggere i dati di studenti e personale.
EdChat è stata sperimentata nel 2023 con 10mila studenti e dal 2024 è stata resa disponibile a insegnanti e dirigenti. Ora il governo ha deciso di estenderne l’uso, con l’obiettivo di permettere agli studenti di utilizzare in modo sicuro e produttivo uno strumento che sta già plasmando il mondo del lavoro. Boyer ha sottolineato che l’attenzione alla salute mentale è stata centrale nello sviluppo dell’app: il sistema include alllarmi automatici in caso di contenuti legati all’autolesionismo, per consentire un intervento immediato.
Tra le prime osservazioni emerse durante il periodo di prova, alcune preoccupazioni sul fatto che gli studenti chiedessero all’IA di essere “loro amica”. L’app risponde chiarendo che il suo ruolo è di sostegno allo studio e non di sostituto delle relazioni umane, pur rimanendo disponibile ad aiutare nei compiti e a fornire consigli.
Secondo il governo, gli studenti hanno utilizzato EdChat per risolvere esercizi complessi di matematica, comprendere meglio le istruzioni degli insegnanti e prepararsi agli esami con quiz e simulazioni. L’aspetto conversazionale è ritenuto un valore aggiunto dagli esperti: “Si può chiedere di chiarire, di riformulare, di approfondire, creando un’interazione più ricca rispetto a una semplice ricerca su internet”, ha spiegato Michael Cowling, docente di informatica alla RMIT.
Sarah Chambers, preside dell’Adelaide Botanic High School, che ha partecipato alla sperimentazione, ha definito EdChat un “livellatore educativo”, in grado di fornire sostegno continuo agli studenti anche fuori dall’orario scolastico. Una studentessa dell’11o anno ha raccontato che l’app l’aiuta a pianificare lo studio e a non procrastinare.
Gli esperti, tuttavia, avvertono sui rischi di un uso acritico della tecnologia. Toby Walsh, docente di intelligenza artificiale alla University of NSW, ha detto che l’AI deve integrare, non sostituire, l’apprendimento tradizionale: “Scrivere un saggio serve ad acquisire capacità di argomentazione e pensiero critico, che non devono andare perse”.
Cowling ha aggiunto che, se ben usati, questi strumenti possono stimolare la creatività e migliorare il pensiero critico, a patto che si insegni agli studenti a valutare e interpretare correttamente le risposte generate.