PLYMOUTH – Un singolo giurato starebbe impedendo alla giuria di raggiungere un verdetto unanime nel processo contro Lindsay Clancy, la donna del Massachusetts accusata di avere ucciso i suoi tre figli piccoli nella loro abitazione di Duxbury.
Giovedì (ora locale), al sesto giorno di riunione, il giudice William Sullivan ha rifiutato la richiesta della difesa di rimuovere il giurato indicato come responsabile dell’impasse.
La giuria aveva inviato una nuova nota al giudice, il cui contenuto non è stato letto in aula, inducendo Sullivan a fornire ulteriori istruzioni sul significato di “ragionevole dubbio”.
Dopo che i giurati sono stati invitati a riprendere il confronto, l’avvocato difensore Kevin Reddington ha chiesto formalmente l’esclusione di uno di loro.
Secondo Reddington, la comunicazione della presidente della giuria dimostrerebbe che “c’è un giurato che si rifiuta di ascoltare la legge” così come spiegata dal tribunale.
Il legale ha sostenuto che, qualora il processo si concludesse con un mistrial (processo nullo) per l’ostinazione di una sola persona, si tratterebbe di un esito particolarmente grave dopo settimane di udienze.
Sullivan ha tuttavia respinto la richiesta, affermando di non ritenere appropriato schierarsi con uno o con gli altri undici membri della giuria.
Il giorno precedente i giurati avevano già comunicato di non essere riusciti, “dopo lunghe deliberazioni”, a raggiungere una decisione unanime. Un messaggio analogo era stato inviato anche martedì.
In entrambe le occasioni il giudice aveva ordinato loro di continuare.
Se non verrà raggiunto un verdetto e Sullivan dichiarerà il processo nullo, i procuratori dovranno decidere se portare nuovamente Clancy davanti a una giuria.
Il processo, durato sei settimane, ha compreso più di 80 testimoni e oltre 300 prove documentali e materiali.
Il procuratore distrettuale della Plymouth County Timothy Cruz non ha voluto anticipare se l’accusa chiederebbe un nuovo processo, limitandosi a dire che parlerà soltanto una volta conclusa la vicenda.
Clancy, 36 anni, rischia l’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata se riconosciuta colpevole di omicidio di primo grado.
La donna ha ammesso di avere ucciso Cora, cinque anni, Dawson, tre, e Callan, otto mesi, il 24 gennaio 2023 nel seminterrato della casa di famiglia.
Il successivo tentativo di togliersi la vita l’ha lasciata paralizzata dalla vita in giù.
La difesa sostiene che Clancy si trovasse in uno stato psicotico al momento dei delitti e non fosse penalmente responsabile delle proprie azioni.
Durante il processo, familiari ed ex marito Patrick hanno descritto i gravi problemi psicologici emersi dopo la nascita del terzo figlio e i numerosi trattamenti ricevuti.
L’accusa non contesta la presenza di disturbi mentali, ma sostiene che Clancy fosse comunque in grado di comprendere l’illiceità delle proprie azioni e che abbia scelto consapevolmente di uccidere i bambini prima di tentare il suicidio.