Dall’agroalimentare alla manifattura avanzata, l’Australia si conferma un mercato strategico per le imprese italiane. Matteo Zoppas, presidente di Agenzia ICE, traccia la rotta: più fiere, missioni imprenditoriali e business matching per trasformare le opportunità in nuovi affari.
Geograficamente agli antipodi, ma sempre più vicine sul terreno degli scambi commerciali. Italia e Australia consolidano un rapporto economico che offre margini di crescita significativi, soprattutto per le piccole e medie imprese, chiamate a guardare oltre i confini nazionali. A fare il punto, nel corso di Fine Food Australia, è Matteo Zoppas, presidente dell’ Agenzia ICE.
Per le PMI, spiega Zoppas, il sostegno dell’agenzia governativa può rivelarsi decisivo: dalle collettive organizzate nelle fiere all’accompagnamento sul territorio, fino alla ricerca di importatori e distributori. “Soprattutto quando si va all’estero, noi portiamo e accompagniamo per mano le aziende ad incontrare i loro clienti”, sottolinea. Un lavoro che passa anche dalle missioni imprenditoriali e da una rete di oltre 90 uffici nel mondo, dove trade analyst e direttori possono assistere le imprese su certificazioni, normative, sdoganamento e problematiche legali.
L’obiettivo è trasformare il pubblico di nicchia in un mercato più ampio. E l’Australia, con i suoi circa 26 milioni di abitanti, rappresenta un terreno particolarmente interessante: “L’interscambio commerciale vale circa 5,5 miliardi di euro, mentre l’agroalimentare sfiora il miliardo”.
“Dobbiamo lavorare di concerto con la diplomazia, con le Camere di Commercio, ICE, SACE SIMEST, Cassa Depositi e Prestiti, con tutte quelle entità del sistema Paese che possono dare una mano a crescere”, osserva Zoppas. Il Made in Italy, del resto, non è soltanto food, moda o arredamento. Sotto i riflettori finiscono anche macchinari, tecnologie e competenze destinate al comparto B2B. “Quello che non si vede è tutto quel lavoro che facciamo e tutto il successo che hanno i nostri prodotti dal punto di vista tecnologico”, evidenzia il presidente ICE, ricordando anche la presenza italiana nel mining e nelle principali manifestazioni specialistiche australiane.
Nel settore agroalimentare, l’Italia è già il primo importatore europeo in Australia. Ma, avverte Zoppas, non è tempo di sedersi sugli allori. La vera partita è uscire dal tradizionale canale etnico, fatto di ristoranti italiani, distributori specializzati e consumatori affezionati, per conquistare GDO, supermercati e cucine internazionali.
A dare ulteriore slancio è il nuovo scenario commerciale. L’accordo di libero scambio apre prospettive che, secondo Zoppas, non possono essere lasciate cadere nel vuoto. Anche i numeri invitano alla cautela ma senza perdere fiducia: ‘Tra il 2024 e il 2025 le esportazioni italiane sono rimaste sostanzialmente stabili, con una crescita dello 0,3%, andamento confermato nei primi mesi del 2026”.
Ora, dunque, bisogna insistere. “Noi dobbiamo continuare a seminare, a fare la goccia cinese”, dice Zoppas. E aggiunge: “Oggi è il momento opportuno soprattutto per il Free Trade Agreement che si sta per presentare, ma anche perché ci sono tanti disordini in altre parti del mondo e quindi diventa un’opportunità anche l’Australia”.