Si è svolto lo scorso 18 aprile presso la Library at The Dock di Melbourne l’incontro ‘For the Soul of the Empire: Monotheistic religions in the Roman Empire’, un appuntamento culturale che ha accuratamente intrecciato storia, religione e identità, offrendo al pubblico uno sguardo prezioso sulle credenze dell’Antica Roma e sulla loro evoluzione nel tempo.
L’evento, organizzato dall’Associazione Umbria ed Amici del Victoria – una delle realtà associative più longeve e attive nel panorama italiano in Australia – si inserisce in un più ampio progetto culturale sostenuto dalla Regione Umbria, con il patrocinio del Consolato Italiano, Istituto di Cultura Italiana e la collaborazione del Com.It.Es Victoria e Tasmania. Un’iniziativa che, ancora una volta, ha dimostrato come la cultura possa essere ponte vivo tra l’Italia e la diaspora.
A guidare il pubblico in questo affascinante percorso è stato Christopher Dart, ricercatore post-dottorato presso la School of Historical and Philosophical Studies dell’Università di Melbourne, che ha proposto una lettura chiara e al tempo stesso raffinata della religione romana, analizzata attraverso una lente sociopolitica. “La religione nel mondo romano – ha spiegato – non può essere interpretata con le categorie moderne. Non esisteva un sistema rigido, ma un insieme fluido di pratiche, credenze e tradizioni che si adattavano di volta in volta ai contesti sociali e politici”.
Ed è proprio questa flessibilità uno degli aspetti più sorprendenti della religio romana. Lontana da dogmi e da un’impostazione teologica strutturata, essa si fondava su un principio di tolleranza e integrazione: gli dèi stranieri venivano accolti e assimilati, purché contribuissero al benessere dello Stato. Un approccio pragmatico, in cui il rapporto con il divino era legato più alla corretta esecuzione dei riti che alla dimensione emotiva o spirituale.
Nel corso dei secoli, tuttavia, questo sistema aperto si è trasformato gradualmente, riflettendo i cambiamenti profondi dell’Impero. In un’epoca segnata da crisi politiche e sociali, nuove religioni e culti orientali – tra cui il mitraismo – si diffusero rapidamente, offrendo risposte diverse alle inquietudini dell’individuo. I culti di Mitra e del Sol Invictus (il sole invincibile), ad esempio, “trovarono terreno fertile soprattutto tra i soldati, grazie alla loro struttura gerarchica e al forte senso di appartenenza”, ha sottolineato Dart, evidenziando come la religione fosse anche specchio delle dinamiche sociali dell’epoca.
Parallelamente, si affermarono forme di culto sempre più orientate verso un’unica divinità dominante, anticipando in qualche modo la diffusione del Cristianesimo. Il passaggio da un sistema politeista a forme di monoteismo o enoteismo rappresenta una delle trasformazioni più significative della storia religiosa romana.
L’imperatore, infatti, divenne progressivamente figura centrale anche sul piano religioso, incarnando un potere che si voleva legittimato dal divino. “La religione era uno strumento fondamentale per mantenere l’ordine e la coesione dell’Impero – ha osservato il relatore –. Appare quindi chiaro come politica e fede fossero indissolubilmente intrecciate”.
Antonella Nichinonni, una delle rappresentanti dell’associazione, in apertura dell’incontro ha sottolineato il ruolo cruciale della Regione Umbria nel sostenere iniziative di questo tipo: “Grazie al supporto continuo della Regione possiamo promuovere il ricco patrimonio culturale, storico e artistico italiano anche qui in Australia”.
L’evento si inserisce infatti nel progetto ‘Tra Sacro e Profano’, un ciclo di appuntamenti dedicati al rapporto tra spiritualità, mitologia e vita quotidiana nell’antichità, con particolare attenzione alla cultura umbra. Dopo l’incontro sulle religioni romane, il percorso si concluderà con un evento dedicato alla figura di Bacco, dio controverso e simbolo di festa e trasformazione, previsto per il prossimo 3 maggio.