Da quasi mezzo secolo, nel quartiere di Brunswick, c’è un indirizzo che per molti lucani d’Australia ha lo stesso calore e accoglienza di casa. Un luogo dove i profumi della cucina, i racconti in dialetto e quel senso di appartenenza che attraversa gli oceani continuano a tenere unita una comunità cresciuta lontano dalle colline della Val d’Agri. È proprio qui che sabato 13 giugno la Federazione Lucana di Melbourne ha spento quarantacinque candeline, celebrando un traguardo che racconta una storia fatta di memoria, volontariato e legami mai recisi con la terra d’origine. 

Circa 170 persone hanno preso parte alla serata, trasformando la sede in un vivace punto d’incontro per famiglie e amici. Una festa che ha richiamato un pubblico numeroso e che ha confermato ancora una volta quanto forte sia il senso di comunità custodito da una delle associazioni storiche dell’emigrazione lucana nel Victoria.

Ad accogliere gli ospiti è stato il presidente Leonardo Santomartino, che nel suo discorso ha ricordato il valore umano racchiuso dietro i quarantacinque anni della Federazione.

“Questa sera celebriamo non soltanto la nostra organizzazione, ma soprattutto le persone la cui dedizione, il cui impegno e la cui visione hanno reso possibile tutto questo”.

La serata ha fatto da cornice ai saluti delle autorità e agli omaggi rivolti ai tanti protagonisti che, nel corso degli anni, hanno contribuito alla crescita del sodalizio. Un pensiero particolare è stato rivolto anche agli ex presidenti Nino Galgano e Michele Molinari, figure che hanno scandito i momenti salienti della storia della Federazione e che hanno partecipato alla consegna di alcuni riconoscimenti speciali.

Tre donne, simbolo silenzioso del volontariato quotidiano, hanno ricevuto una targa al merito per il servizio svolto negli anni: Vincenza Bellizia, instancabile presenza in cucina, Palma Alberti e Mila Luplow. Un tributo accolto con affetto e con lunghi applausi da parte della sala.

Tra i momenti più suggestivi della serata, anche l’esibizione del violinista Felix Meagher, erede di una straordinaria tradizione musicale che affonda le radici nell’Ottocento. Discendente di Vincenzo La Grutta, emigrato in Australia nel 1886 da Grumento Nova e sposato con Anna Maria Giliberti di Viggiano, il musicista ha riportato in vita un prezioso violino costruito nel 1725 da Alessandro Gagliano. Ad accompagnarlo alla chitarra è stato Louis Esterman. Il concerto, impreziosito da un brano composto dallo stesso Meagher, ha conquistato i presenti, regalando uno dei passaggi più emozionanti della serata.

Tra una portata e l’altra, l’atmosfera conviviale ha restituito il ritratto di una comunità che continua a ritrovarsi attorno ai sapori della tradizione. Non a caso, la cucina della Federazione Lucana gode ormai di una reputazione che supera i confini regionali.

“Siamo conosciuti come uno dei club che offre il miglior cibo – racconta Santomartino –. È apprezzato non soltanto dai lucani, ma da persone provenienti da tante altre comunità”.

Negli ultimi anni, il sodalizio ha investito nel rinnovamento delle strutture, dalla biblioteca dedicata alla Basilicata ai campi di bocce restaurati, senza interrompere il dialogo con la regione d’origine. I rapporti con Viggiano e con la Basilicata hanno ripreso slancio attraverso delegazioni, scambi culturali e nuove opportunità dedicate ai giovani. Ed è proprio alle nuove generazioni che guarda oggi il presidente.

“Il problema più grande resta coinvolgere i giovani – spiega –. Partecipano alle manifestazioni, apprezzano le nostre tradizioni, ma poi spesso spariscono. Quello che ci manca è la continuità”.

Tra i tavoli della festa c’è anche chi custodisce il ricordo di un’emigrazione lontana. Saverio Truda, arrivato in Australia nel 1953, continua a frequentare il club perché “qui c’è il sangue, ci sono le nostre radici e si mantiene quel legame speciale con la regione da cui proveniamo”. E Anna Cassino, originaria di Spinoso (provincia di Potenza), confessa di tornare volentieri alle feste della Federazione perché “piace l’atmosfera, stare con amici di tanti anni e soprattutto quel cibo casalingo che sa ancora di Italia”.

A guardare al futuro, però, è ancora Leonardo Santomartino, che affida ai più giovani il sogno di traghettare la storia della Federazione verso i prossimi decenni: “Man mano continuiamo a costruire, ma ci serve un passaggio di testimone per avere più speranza”.