LUGANO - Dopo la presentazione a Madrid, il docufilm Utopia – Viaggi senza ritorno, il docufilm dedicato a una delle più drammatiche tragedie dell’emigrazione italiana di fine Ottocento – ovvero la storia del naufragio dell’SS Utopia - continua il suo percorso internazionale approdando in nuove città e incontrando pubblici diversi, ma accomunati da un forte legame con la storia delle migrazioni italiane. Dopo la capitale spagnola, dove l’opera era stata presentata nell’ambito di un’iniziativa promossa dal Com.It.Es di Madrid, il film ha fatto tappa a Roma e successivamente a Lugano, confermando la sua capacità di suscitare ancora oggi riflessioni profonde sul significato della partenza e l’importanza del ricordo.

Nel corso dell’intervista rilasciataci qualche settimana fa, Mariani aveva spiegato come il sottotitolo Viaggi senza ritorno non si riferisse soltanto al tragico destino di centinaia di emigranti italiani morti nel naufragio del 17 marzo 1891 nella baia di Gibilterra, ma anche alla condizione stessa dell’emigrazione: “Chi emigra, nella maggior parte dei casi, non torna davvero”, aveva osservato il regista, sottolineando come una nuova vita costruita altrove renda spesso impossibile un ritorno autentico ai luoghi di origine. Un tema che ha attraversato anche le più recenti proiezioni.

La prima tappa italiana del percorso del film si è svolta a Roma, dove Utopia – Viaggi senza ritorno è stato presentato grazie alla collaborazione con il MEI (Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana), in una serata che ha riunito rappresentanti istituzionali, esponenti delle comunità italiane all’estero e numerosi osservatori impegnati sui temi della mobilità e della memoria migratoria. Ad aprire l’incontro è stato il presidente del MEI, Paolo Masini, alla presenza dei consiglieri del CGIE riuniti nella Capitale per la plenaria in corso alla Farnesina e di numerose autorità, tra cui il console del Montenegro e l’ex senatore Manuel Vescovi. Dopo il saluto della Segretaria Generale del CGIE, Maria Chiara Prodi, è intervenuta anche l’assessora alla Cultura del XV Municipio di Roma, Tatiana Marchisio, in una riflessione su identità e ruolo delle comunità italiane nel mondo.

Nel presentare il docufilm, il presidente del Com.It.Es di Madrid Andrea Lazzari ha voluto evidenziare il carattere profondamente collettivo del progetto, ricordando come l’opera sia il risultato non soltanto della visione artistica di Pietro Mariani, ma anche dell’impegno di amministratori locali, studiosi, cittadini e volontari che hanno contribuito alla ricerca e alla realizzazione del lavoro. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla professoressa Pina Mafodda, autrice del volume Utopia, il naufragio tra cronaca e storia, che ha rappresentato uno dei principali riferimenti scientifici del progetto, così come a Fabio Turchetti, coordinatore delle musiche originali, e ad Aldo Amati, autore delle riprese che hanno contribuito alla qualità visiva del documentario.

Al termine della proiezione, accolta da un lungo applauso, Mariani ha ripercorso il percorso che ha portato alla realizzazione dell’opera e il significato che essa continua ad assumere nel presente. Particolarmente significativo è stato anche il momento dedicato alla memoria di Michele Schiavone, compianto Segretario Generale del CGIE e promotore dell’idea da cui ha preso avvio il progetto. In occasione della prima edizione del Premio Schiavone, Andrea Lazzari ha consegnato il gagliardetto del Com.It.Es ai familiari, giunti a Roma per l’occasione.

Da Roma il viaggio del docufilm è proseguito verso la Svizzera, dove Utopia – Viaggi senza ritorno è stato presentato a Lugano nell’ambito della giornata di formazione interna delle ACLI Svizzera. In un contesto differente da quello romano ma altrettanto significativo, il film ha offerto lo spunto per una riflessione sul ruolo delle organizzazioni sociali e associative all’interno delle comunità italiane all’estero e sulla necessità di costruire progetti capaci di coinvolgere territori, istituzioni e cittadini.

Accolti dal presidente nazionale delle ACLI Svizzera Giuseppe Rauseo, Andrea Lazzari e Pietro Mariani hanno incontrato un pubblico composto da dirigenti e rappresentanti dell’associazione, dando vita a un confronto che ha toccato temi legati alla progettazione culturale, alla partecipazione civica e alla valorizzazione della memoria migratoria.

Non è un caso che una riflessione di questo tipo abbia trovato terreno fertile proprio in Svizzera, Paese che ospita una delle più importanti comunità italiane d’Europa. Con oltre 650mila cittadini italiani residenti e una presenza storica che ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo economico e sociale del Paese, la Confederazione rappresenta ancora oggi uno dei luoghi simbolo dell’emigrazione italiana contemporanea. Nel solo Canton Ticino vivono circa 120mila connazionali e ogni giorno oltre 80mila frontalieri attraversano il confine per lavoro.

Durante l’incontro è emerso anche il tema dell’identità delle seconde e terze generazioni, spesso sospese tra appartenenze diverse e chiamate a confrontarsi con un’eredità culturale complessa. Una condizione che richiama indirettamente un’altra delle riflessioni sviluppate da Mariani nel suo lavoro: il fatto che l’esperienza migratoria non si esaurisca nel momento della partenza, ma continui a produrre effetti nel tempo, influenzando identità, relazioni e sentimenti anche a distanza di generazioni.

Tra i momenti simbolicamente più rilevanti della giornata vi è stata la consegna del gagliardetto del Com.It.Es a Silvio Di Giulio, presidente del Com.It.Es di Lugano, insieme a una copia del libro di Pina Mafodda che ha ispirato il documentario.