Per alcuni fu una promessa di riscatto, per altri un destino senza appello. Utopia è una parola che, nel lessico comune, rimanda a un luogo ideale, a un altrove capace di rispondere a desideri e mancanze che la realtà non riesce a colmare. Non è un caso che proprio questo termine fosse stato scelto per battezzare il piroscafo SS Utopia, su cui, alla fine dell’Ottocento, centinaia di emigranti italiani si imbarcarono inseguendo la prospettiva di una vita diversa. Per molti di quegli italiani, tuttavia, il sogno di un futuro roseo lontano dall’Italia si trasformò in tragedia, e finì nel buio di un fondale freddo e dimenticato.
Utopia – Viaggi senza ritorno, il docufilm del regista Pietro Mariani è un’opera che, prendendo le mosse dal naufragio dell'Utopia, allarga lo sguardo fino a comprendere il significato più profondo e universale dell’esperienza migratoria. “Il sottotitolo Viaggi senza ritorno non riguarda solo il naufragio”, chiarisce Mariani, “ma il fatto che chi emigra, nella maggior parte dei casi, non torna davvero: una volta costruita una nuova vita, è difficilissimo sradicarsi di nuovo”.
Il docufilm, che ricostruisce la tragedia del piroscafo SS Utopia affondato il 17 marzo 1891 nella baia di Gibilterra con centinaia di emigranti italiani diretti verso gli Stati Uniti, nasce da una scoperta relativamente recente nella biografia del regista, che vive in Spagna da oltre due decenni e che ammette di non aver mai sentito parlare di questa vicenda fino a pochi anni fa, quando un incontro lo ha spinto ad approfondire una storia rimasta a lungo ai margini della memoria collettiva. Da quel momento ha preso avvio un lavoro di ricerca articolato, condotto tra Italia e Spagna, attraverso fonti archivistiche, testimonianze e sopralluoghi nei luoghi del disastro, affrontati – come sottolinea lo stesso autore – “con l’occhio del regista e non del turista”, nel tentativo di restituire non soltanto la cronaca di un evento, ma anche il contesto umano, sociale ed economico che lo ha reso possibile.
Ne emerge un quadro complesso, che mette in discussione una narrazione semplicistica dell’emigrazione: tra i passeggeri dell’Utopia non vi erano soltanto persone in condizioni di estrema povertà, ma anche piccoli proprietari terrieri e lavoratori colpiti dalla crisi economica dell’epoca, costretti a partire per l’assenza di prospettive, mentre a bordo di una nave mercantile adattata al trasporto umano – dove gli emigranti venivano trattati come “tonnellate” più che come individui – si consumava una delle tante traversate verso un futuro incerto.
“Le motivazioni delle migrazioni - osserva Mariani - sono le stesse oggi come allora: si parte per cercare condizioni di vita migliori, non solo economiche ma anche ambientali e sociali”, ed è proprio questa continuità a rendere il racconto del passato uno strumento di lettura del presente, in un contesto globale ancora segnato da movimenti migratori e da tragedie che, pur mutate nelle forme, conservano analogie profonde.
Accanto alla dimensione tragica, il film mette in luce un elemento che il regista considera fondamentale, ovvero la solidarietà spontanea delle popolazioni locali: dopo il naufragio, gli abitanti di Gibilterra e della zona della Línea de la Concepción si mobilitarono per soccorrere i superstiti, accogliendoli, vestendoli e assistendoli per settimane, mentre una parte consistente delle vittime non poté essere sepolta a terra e fu affidata al mare, a testimonianza della portata della tragedia. “Davanti a eventi di questo tipo le persone comuni reagiscono, sentono quella tragedia come propria e cercano di fare qualcosa”.
Un aspetto particolarmente rilevante del progetto riguarda anche la ricostruzione del naufragio attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, resa necessaria dall’assenza di documentazione fotografica della nave: partendo da disegni tecnici e fonti storiche, il gruppo di lavoro ha ricreato ogni dettaglio del piroscafo, dalle strutture interne alle condizioni di viaggio, fino agli elementi che contribuirono alla tragedia, come le scale strette della stiva che ostacolarono la fuga dei passeggeri. “Dietro quei pochi minuti di ricostruzione c’è stato un lavoro enorme di studio e preparazione, condotto con l’obiettivo di evitare ogni spettacolarizzazione e di mantenere un approccio rispettoso e rigoroso, capace di restituire verosimiglianza senza tradire la natura documentaria dell’opera”, ha dichiarato Mariani.
Nel suo docufilm, il regista non si limita a ricostruire il passato, dando voce a parenti e discendenti di alcune delle vittime, ma si interroga anche sul rapporto tra memoria e attualità, soffermandosi sui luoghi di partenza degli emigranti, molti dei quali coincidono con piccoli borghi del Sud Italia oggi segnati da spopolamento e fragilità strutturali: “Non basta invitare i discendenti degli emigrati a tornare”, afferma il regista, “serve valorizzare concretamente questi territori, creare servizi, infrastrutture e opportunità reali”, evidenziando come il tema dell’emigrazione si intrecci inevitabilmente con quello dello sviluppo e delle politiche territoriali.
Da qui nasce anche una riflessione sul ruolo del cinema nel restituire valore a queste storie e a questi territori, ma che per Mariani è ancora in parte inespresso, soprattutto in relazione alla diaspora italiana. “Il cinema italiano parla quasi esclusivamente agli italiani che vivono in Italia e racconta poco gli italiani all’estero”, osserva, rilevando una mancanza che riguarda non solo la produzione culturale ma anche la capacità di immaginare un dialogo tra il Paese e le sue comunità nel mondo, che rappresentano una risorsa significativa in termini di competenze, esperienze e potenzialità.

La locandina dell’evento organizzato dal Comites di Madrid.
Il film è stato presentato il 17 aprile all’Aula Magna della Scuola Italiana di Madrid, nell’ambito di un evento organizzato dal Comites che opera nella Capitale. L’appuntamento ha registrato una partecipazione ampia e attenta, con la presenza di studenti, docenti, rappresentanti della comunità italiana e numerose autorità istituzionali, tra cui l’Ambasciatore d’Italia a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi, e il Console Generale Spartaco Caldararo. Ad aprire la serata è stato il presidente del Comites, Andrea Lazzari, cui sono seguiti i saluti del dirigente scolastico Massimo Bonelli e gli interventi dello stesso Mariani e della professoressa Pina Mafodda, autrice di un volume dedicato al naufragio.
Il docufilm sarà protagonista di una serie di proiezioni anche in Italia, a partire dalle prossime settimane. Tra le tappe, Roma e Lecce.