SYDNEY – L’intesa appena firmata per fornire uranio all’India ha riportato l’attenzione sul potenziale minerario dell’Outback e sulle possibilità economiche che potrebbero aprirsi attorno alla storica città estrattiva.

Broken Hill è nota per argento, piombo e zinco e ospita uno dei maggiori giacimenti al mondo, ma non è mai stata associata in modo diretto all’uranio. Secondo il Minerals Council of Australia, tuttavia, l’area presenta condizioni geologiche favorevoli alla presenza del minerale.

La prospettiva resta per ora teorica. Nel New South Wales l’estrazione dell’uranio è vietata e non sono stati individuati giacimenti commercialmente definiti. L’esplorazione è consentita, ma il governo statale ha riferito che l’interesse delle società è stato minimo e che non è stata concessa alcuna licenza.

Il vicesindaco Jim Hickey ritiene che la revoca del divieto potrebbe innescare una nuova fase di crescita. Quando arrivò a Broken Hill negli anni Settanta, la popolazione era di circa 28mila abitanti; oggi è scesa a 17.500.

Il consiglio comunale prevede un recupero demografico con l’avvio di nuovi progetti minerari e rinnovabili, ma Hickey vede nell’uranio un’ulteriore occasione per rilanciare occupazione, investimenti e dimensioni della città.

A suo giudizio, la cancellazione della moratoria spingerebbe le compagnie a presentare richieste per i terreni sulla base delle informazioni geologiche già disponibili. L’attività produrrebbe inoltre nuove royalties per il governo statale.

Un disegno di legge diretto a rimuovere il divieto ha superato lo scrutinio della Camera alta del Parlamento del NSW, ma difficilmente procederà oltre. Il ministro per le Risorse Courtney Houssos ha ribadito a febbraio che la posizione del Partito laburista non cambierà.

Il consigliere locale Blake Edgecumbe, presidente della sezione Laburista di Broken Hill, riconosce che l’apertura alle miniere potrebbe generare un’espansione economica. Ha però richiamato la necessità di valutare insieme entrate, posti di lavoro e conseguenze ambientali.

Il Minerals Council chiede che NSW, Western Australia e Queensland eliminino le rispettive moratorie. La direttrice generale Tania Constable sostiene che l’espansione delle tre miniere australiane attualmente operative non basterebbe a soddisfare gli obiettivi di importazione fissati dall’India.

L’India punta a raggiungere 100 gigawatt di energia nucleare e, secondo Constable, potrebbe avere bisogno di circa 23mila tonnellate di uranio ogni anno. Una quantità quasi doppia rispetto all’attuale produzione australiana.

L’Australia è il quarto produttore mondiale e possiede quasi un terzo delle risorse globali conosciute. La domanda è destinata a crescere mentre India, Stati Uniti, Francia e altri Paesi cercano di ridurre le emissioni tramite l’impiego di energia nucleare.

Il geologo Ian Plimer ritiene però che la battaglia politica si concentrerà soprattutto nel Western Australia e nel Queensland, dove esistono depositi già identificati. Per Broken Hill, le opportunità più concrete potrebbero arrivare dall’espansione della miniera di Honeymoon, situata a circa 80 chilometri nel South Australia e servita anche da lavoratori residenti nella città.

Un ampliamento dell’impianto potrebbe portare benefici a infrastrutture e occupazione locali, anche senza una modifica immediata della legislazione del NSW.