ADELAIDE – La diffusione dell’intelligenza artificiale rischia di trasformare il mercato del lavoro australiano prima che il governo riesca a introdurre tutele adeguate, lasciando parte dei dipendenti davanti alla scelta tra adeguarsi a strumenti contestati o cercare un’altra occupazione.

Il primo ministro Anthony Albanese ha avvertito a metà luglio che il Paese dispone di una finestra limitata per costruire un quadro normativo solido. L’obiettivo dichiarato è creare nuovi impieghi, non cancellarli, durante una trasformazione tecnologica da lui descritta come più profonda dell’avvento dei social media.

Ryan Payne, esperto di intelligenza artificiale della University of Canberra, ritiene però improbabile che queste intenzioni si traducano integralmente nella realtà. Secondo il docente, ogni grande passaggio tecnologico modifica la struttura dell’occupazione, anche quando il numero complessivo dei posti non diminuisce.

Payne ha giudicato il discorso del primo ministro ricco di dichiarazioni ma povero di indicazioni concrete su trasparenza, responsabilità e protezione dei lavoratori. Ulteriori dettagli dovrebbero emergere nei prossimi mesi, al termine delle consultazioni con il settore.

L’esperto ha richiamato il passaggio dalle carrozze ai veicoli a motore, che ridusse la necessità di fabbri e altre professioni. La stessa dinamica potrebbe ripetersi con l’automazione, mentre l’idea di aggiornare continuamente le competenze non appare realistica per tutti.

I lavoratori più anziani, soprattutto quelli vicini alla pensione, potrebbero non avere tempo, risorse o motivazione per affrontare percorsi formativi impegnativi. Il rischio è una progressiva esclusione dalle mansioni più qualificate o una perdita di valore professionale.

Anche i giovani sotto i 25 anni incontrerebbero difficoltà. Payne sostiene che la loro familiarità con gli strumenti generativi possa indurre alcuni datori di lavoro a ritenerli meno capaci di ragionamento critico e meno autonomi nella soluzione dei problemi.

Accanto alla sicurezza dell’impiego emerge la questione etica. Le leggi australiane sul lavoro e sulla riservatezza consentono teoricamente a un dipendente di cambiare azienda quando l’intelligenza artificiale viene utilizzata in modo improprio, per esempio raccogliendo dati personali destinati all’addestramento dei sistemi.

Nella pratica, questa possibilità resta limitata. Medici, accademici e altri professionisti inseriti in mercati ristretti non possono sempre trasferirsi con facilità, soprattutto quando le opportunità sono poche o richiedono competenze altamente specialistiche.

Payne ha parlato di “progettazione dei sistemi di conformità”, una struttura nella quale le procedure vengono costruite in modo da imporre l’accettazione della tecnologia senza offrire alternative reali.

Il tema della sicurezza occupazionale dovrebbe entrare nel confronto del congresso annuale del Partito laburista, che aprirà i battenti giovedì ad Adelaide. Il partito dovrà misurarsi con il divario tra la promessa di sfruttare l’innovazione e la necessità di impedire che lavoratori vulnerabili restino esclusi o intrappolati in pratiche prive di garanzie.