ADELAIDE – Da giovedì, centinaia di rappresentanti Laburisti si riuniranno per definire la piattaforma nazionale del partito, con la ridistribuzione dei proventi delle risorse naturali destinata a emergere tra i temi più delicati.

Il congresso, convocato ogni tre anni, stabilirà l’indirizzo politico ufficiale del Partito laburista. Nella bozza in discussione compare l’impegno a garantire agli australiani un ritorno più equo dallo sfruttamento delle materie prime, anche tramite “adeguati meccanismi fiscali”, senza compromettere il ruolo del Paese come fornitore energetico affidabile e destinazione per gli investimenti.

La formulazione ha riaperto la possibilità di una tassa sulle esportazioni di gas, proposta sostenuta da economisti, gruppi di ricerca e da parte della base del partito.

Prima dell’ultimo bilancio federale, il governo era sato fatto oggetto di richieste crescenti per introdurre un prelievo del 25 per cento. L’iniziativa era stata però accantonata dopo l’inizio della guerra guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran, in una fase in cui Canberra stava trattando con alcuni partner del Sud-est asiatico per garantire forniture di carburante in cambio di gas naturale liquefatto australiano.

Secondo Greg Jericho, capo economista dell’Australia Institute, l’inserimento del tema nella piattaforma dimostra che all’interno del Partito laburista esiste ormai una spinta consistente per modificare l’attuale regime.

Jericho ha affermato che tra iscritti e delegati è maturata la convinzione che il Paese non riceva una quota adeguata dai propri giacimenti. L’organizzazione indipendente è stata tra le principali promotrici della misura, anche attraverso una campagna pubblica avviata prima del bilancio.

Le stime citate dai sostenitori indicano che un’imposta del 25 per cento potrebbe generare circa 17 miliardi di dollari aggiuntivi per le finanze federali.

La bozza non specifica quale strumento debba essere adottato. Tra le alternative figurano una revisione della petroleum resource rent tax o un’imposta sugli extraprofitti delle compagnie.

Jericho ritiene però un prelievo uniforme sulle esportazioni la soluzione più efficace. Ha ricordato che i tentativi di riformare la tassazione del settore si susseguono da oltre un decennio senza produrre, a suo giudizio, un ritorno sufficiente per la collettività.

Il ministro dell’Ambiente Murray Watt ha evitato di anticipare se una proposta formale arriverà al voto. Ospite di Sky News, ha sostenuto che la priorità dell’esecutivo resta la sicurezza degli approvvigionamenti.

Watt ha inoltre affermato di non voler prevedere l’esito delle procedure democratiche del congresso, pur ritenendo che la maggioranza dei partecipanti appoggi le iniziative già intraprese dal governo.

Il confronto di Adelaide dovrà quindi misurare la distanza tra una base intenzionata a ottenere maggiori entrate dal comparto e un esecutivo più prudente, preoccupato di non alterare gli equilibri energetici e commerciali.