WASHINGTON – Nella notte tra lunedì e martedì, le forze statunitensi hanno avviato una nuova ondata di operazioni contro obiettivi iraniani, la decima dall’inizio dell’attuale campagna militare.
Il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha riferito che l’azione è iniziata alle 23.30, ora locale iraniana, con l’obiettivo di indebolire ulteriormente i mezzi utilizzati da Teheran per colpire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz.
CENTCOM non ha indicato quali strutture siano state prese di mira. Gli attacchi si inseriscono nel confronto sempre più acceso per il controllo di una delle principali rotte marittime mondiali, attraverso la quale transita una parte rilevante delle esportazioni energetiche globali.
L’Iran ha risposto colpendo Paesi alleati di Washington, tra i quali Kuwait, Giordania e Bahrain. Il presidente Donald Trump aveva avvertito sui social media che ogni morte tra i militari americani avrebbe provocato una reazione molte volte superiore.
La crisi rischia ora di estendersi al Mar Rosso. Gli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran, hanno annunciato l’imposizione immediata di un blocco navale contro l’Arabia Saudita, denunciando quello che hanno definito un assedio ingiusto imposto al loro Paese.
La misura potrebbe aprire un secondo fronte marittimo e accrescere i pericoli per le navi mercantili. L’Iran avrebbe sollecitato il movimento yemenita a chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb qualora gli Stati Uniti proseguissero gli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.
Una chiusura completa del passaggio ridurrebbe di circa il sette per cento l’offerta petrolifera mondiale, impedendo a gran parte delle esportazioni saudite di lasciare la regione. Il conflitto nel Golfo ha già provocato una contrazione dei flussi pari a circa il dieci per cento delle forniture globali.
Dopo l’annuncio degli Houthi, il prezzo del petrolio è salito per un breve periodo, per poi arretrare sulle speranze di una possibile iniziativa diplomatica. Sono invece aumentati i costi assicurativi per le merci trasportate attraverso il Mar Rosso.
Nonostante l’intensificarsi degli attacchi, restano aperti alcuni canali negoziali. Il ministero degli Esteri iraniano ha confermato di avere ricevuto proposte da mediatori, senza fornire dettagli.
Un alto funzionario di Teheran ha riferito che sarebbe stata avanzata l’ipotesi di una tregua di dieci giorni per salvare l’intesa provvisoria raggiunta il mese scorso e preparare un accordo più ampio.
Il ministro dell’Interno iraniano Eskandar Momeni avrebbe inoltre chiesto al Pakistan di riprendere il proprio ruolo di mediazione. Momeni è poi arrivato a Islamabad per ulteriori colloqui.
Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, continua quindi a muoversi su due binari: da una parte l’ampliamento delle operazioni militari, dall’altra il tentativo di fermare una spirale capace di compromettere commercio, sicurezza regionale e approvvigionamenti mondiali.