WASHINGTON – Stati Uniti e Venezuela stanno discutendo ai massimi livelli un accordo destinato a garantire a Washington l’accesso di lungo periodo a una parte delle immense riserve petrolifere venezuelane, con l’obiettivo di aumentare l’offerta per le raffinerie americane e contribuire a ridurre il costo del greggio.

Secondo fonti a conoscenza dei negoziati, l’intesa potrebbe essere firmata e resa pubblica a breve e consentirebbe al governo americano di riservare un gruppo di giacimenti allo sviluppo da parte di compagnie statunitensi.

La produzione ottenuta da queste aree sarebbe quindi destinata in maniera garantita agli Stati Uniti.

“È una trattativa reale e viene discussa ai massimi livelli dei governi americano e venezuelano”, ha affermato una delle fonti.

Tra le formule legali allo studio figura una sorta di concessione pluriennale, cui potrebbe seguire un’asta o una gara per assegnare i singoli campi petroliferi ai produttori americani.

Una lista dei siti interessati comprende 17 aree, distribuite tra nuovi giacimenti nella vasta cintura dell’Orinoco e campi maturi nella regione del lago Maracaibo.

Alcuni di questi ultimi sono attualmente gestiti da una piccola società cinese sulla base di un contratto firmato durante l’amministrazione di Nicolás Maduro.

Il progetto presenta tuttavia rilevanti ostacoli giuridici.

Il Venezuela possiede le maggiori riserve accertate di petrolio al mondo, ma l’attuale normativa sugli idrocarburi non prevede concessioni territoriali dei giacimenti secondo il modello ipotizzato da Washington.

La Costituzione venezuelana riserva inoltre allo Stato le attività fondamentali dell’industria petrolifera.

Una recente riforma legislativa ha aperto alla gestione dei campi attraverso joint venture e contratti di condivisione della produzione, ma per decenni Caracas ha impedito alle compagnie straniere di contabilizzare direttamente le riserve venezuelane nei propri bilanci.

Secondo esperti, l’eventuale accordo potrebbe quindi sollevare questioni costituzionali e diventare oggetto di ricorsi.

La Casa Bianca ha rinviato le domande al Dipartimento dell’Energia, mentre il ministero venezuelano del Petrolio e la compagnia statale PDVSA non hanno fornito commenti immediati.

Il segretario americano all’Energia Chris Wright starebbe inoltre preparando una visita a Caracas già dalla prossima settimana.

Dopo la cattura e la rimozione dal potere di Maduro in gennaio, Washington ha cercato di assicurare un flusso stabile di greggio venezuelano verso le raffinerie statunitensi e di favorire nuovi investimenti americani nell’industria energetica del Paese.

Il Venezuela produce al momento circa 1,25 milioni di barili al giorno, ben al di sotto delle potenzialità offerte dalle sue riserve.

Per Donald Trump, la questione ha anche una rilevanza politica interna. L’amministrazione si trova a fronteggiare il malcontento per l’aumento dei prezzi della benzina in vista delle elezioni di metà mandato e punta su una maggiore disponibilità di petrolio per ridimensionare i costi energetici.

Washington cerca inoltre soluzioni per ricostituire la Strategic Petroleum Reserve, oggi ridotta a circa 290 milioni di barili, pari al 41 per cento della capacità complessiva.

Le difficoltà di bilancio e i lavori di manutenzione hanno rallentato il ripristino delle scorte dopo i prelievi effettuati in seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e, successivamente, dopo l’inizio della guerra con l’Iran.