PECHINO – Nepal e Cina hanno lanciato nuovi avvertimenti sul rischio di ulteriori inondazioni nell’Himalaya, mentre due laghi creati dall’accumulo di detriti ai lati della frontiera minacciano di rompere gli sbarramenti naturali formatisi dopo la catastrofe di mercoledì.
Le operazioni di ricerca e soccorso continuano tra vallate ricoperte di fango, rocce e macerie. Secondo gli ultimi dati disponibili, oltre 1.400 persone risultano ancora disperse tra Nepal e Tibet, mentre il bilancio complessivo delle vittime ha raggiunto circa 400 morti.
Entrambi i Paesi attribuiscono la piena iniziale al collasso di un ghiacciaio, che avrebbe riversato enormi quantità di ghiaccio, fango, rocce e detriti nei corsi d’acqua della regione.
Nel distretto tibetano di Gyirong, la televisione di Stato cinese CCTV ha riferito che 558 persone risultano disperse, tra cui 260 stranieri. Pechino ha mantenuto a tre il numero ufficiale dei morti sul proprio territorio.
Nel Nepal, invece, i dispersi sono 667.
Tra gli stranieri ancora non rintracciati figurano 288 cittadini indiani, 63 americani, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici, 25 canadesi e cinque neozelandesi, oltre a persone provenienti da più di due dozzine di altri Paesi.
Il Nepal Tourism Board ha comunicato che 31 stranieri precedentemente segnalati come dispersi sono stati salvati, tra cui due italiani e un cittadino svizzero.
La polizia nepalese ha riferito che complessivamente 466 persone sono state soccorse o risultano ferite.
Il primo ministro Balen Shah ha dichiarato che oltre 13mila membri dell’esercito e delle forze di polizia sono stati mobilitati nelle operazioni. Solo giovedì, secondo il premier, 573 persone sono state tratte in salvo attraverso 69 voli di emergenza.
Il pericolo immediato resta però connesso ai nuovi bacini formatisi dopo il disastro.
L’autorità nepalese per le emergenze ha avvertito che il livello di un lago creato dall’ostruzione di un fiume sta continuando a salire e potrebbe rompere la barriera di detriti.
Residenti, soccorritori e persone in transito nelle aree a valle sono stati invitati a lasciare le sponde e raggiungere zone sicure.
Anche la Cina ha segnalato un rischio elevato sul proprio lato della frontiera.
Secondo le autorità, nei prossimi tre giorni circa tre milioni di metri cubi d’acqua, equivalenti a circa 1.200 piscine olimpioniche, dovrebbero confluire in un lago già bloccato da una diga naturale di fango e rocce.
Il massimo afflusso è previsto per martedì.
Immagini aeree diffuse da CGTN mostrano una grande massa di acqua marrone accumulata in un bacino apparentemente privo di sbocchi, con alberi e vegetazione già sommersi e una barriera di detriti sottoposta a una crescente spinta.
Le precipitazioni previste nei prossimi giorni potrebbero ulteriormente aggravare il quadro.
“Il volume dell’acqua continua ad aumentare e con esso cresce il rischio”, ha avvertito Zhu Jinfeng, ricercatore del ministero cinese delle Risorse idriche.
Dopo l’avvertimento, anche alcune squadre di soccorso nepalesi hanno iniziato ad abbandonare i letti dei fiumi per spostarsi verso terreni più elevati.