BUENOS AIRES – “In Argentina non mancano i soldi, mancano le priorità”. A lanciare la provocazione è Nicolás Massot, economista e deputato nazionale, ospite della Cena del lunedì del Circolo Italiano di Buenos Aires.

Il suo intervento inizia con una precisazione: “Essere critico rispetto all’attuale situazione economica e istituzionale argentina non significa la volontà di tornare al passato, al kirchnerismo, ma riflette solo la sana ambizione di perfezionare il presente”.

Da pochi giorni cittadino italiano, è laureato in Economia all’Università Torquato Di Tella ed è stato professore invitato a Yale, dove ha condotto studi di geopolitica. È specializzato in sviluppo economico ed energetico. È stato deputato nazionale e presidente del gruppo del Pro durante la presidenza di Mauricio Macri, dal 2015 al 2019.

Attualmente è deputato e fa parte della formazione Provincias Unidas, coalizione centrista fondata dai governatori di province come Santa Fe, Córdoba, Chubut, Jujuy e Santa Cruz e si pone come alternativa sia al kirchnerismo, sia a La Libertad Avanza.

Davanti ai commensali del Circolo ha presentato la sua visione sull’attuale situazione macro e microeconomica dell’Argentina.

“Dobbiamo scolpirci nella pietra che il fatto che il Paese deve puntare al pareggio di bilancio – dice –. Ma questo non equivale necessariamente a un avanzo di bilancio. Anzi, possono esserci momenti molto circoscritti in cui possa essere addirittura consigliabile finanziare un deficit”.

Altro piano di discussione, secondo Massot, è come raggiungere quel pareggio. “L’attuale governo ha preso decisioni legittime, sostenute dal mandato popolare – premette Massot – ma nelle quali ci sono stati vincitori e perdenti molto netti”.

Nei primi sei mesi del suo mandato, il governo Milei ha realizzato una manovra pari a 5 punti di Pil. L’avanzo di bilancio attuale, pari a 1,4%, è sostenuto da quella manovra iniziale.  “A finanziarlo sono stati due grandi attori”, spiega Massot.

Da una parte, il sistema pensionistico e previdenziale, nella sua totalità: tagli alle pensioni, ma anche ai piani per l’impiego, assegni familiari e sussidi agli studenti di secondaria e università. Dall’altra i mancati trasferimenti alle Province, con le conseguenze del deterioramento delle strade e della decapitalizzazione delle infrastrutture.

“Quando si comincia a scomporre quali sono le voci di cui sono state private le province, emerge un dato importante – spiega –. Alcune di quelle voci sono discrezionali e quindi il governo nazionale aveva la facoltà di smettere di trasferirle. Altre, invece, erano automatiche ma l’esecutivo si rifiuta di inviarle, tanto che si sono aperti contenziosi con le province. Riguardano per esempio la spesa per l’istruzione o l’integrazione salariale degli insegnanti. In molti casi le Province hanno dovuto sostenere con fondi propri le università, che invece dovrebbero essere finanziate dal bilancio nazionale. E soprattutto si sono dovute fare carico delle opere pubbliche, in particolare quelle stradali”.

Massot osserva che il gettito fiscale è in calo da 14 mesi e questo va inevitabilmente a intaccare l’avanzo di bilancio. Ma a rendere ancora più fragile questo “tesoretto”, sono i contenziosi giudiziari.

Il primo è relativo alla spesa universitaria. “Un anno e mezzo fa – ricorda il politico – ci fu un’iniziativa del Congresso per finanziare l’università. Fu sottoposta a veto dal presidente e poi confermata con oltre due terzi dei voti, compresi non pochi parlamentari eletti nelle liste di La Libertad Avanza”.

Milei alla fine dovette promulgare la legge, ma poi la sospese sostenendo di non avere denaro sufficiente per attuarla. Il potere giudiziario, che dovrebbe risolvere rapidamente i conflitti tra gli altri due poteri dello Stato, dopo un anno non ha ancora preso una decisione.

Il secondo conflitto riguarda le accise sui carburanti: il 35% di quanto riscosso dovrebbe finanziare le opere stradali. Dice Massot: “Grazie ai superpoteri concessi al governo da un Congresso istituzionalmente debole in un Paese iperpresidenzialista come l’Argentina, l’esecutivo di Milei aumenta costantemente l’imposta sui carburanti, ma non utilizza quelle risorse per le opere stradali, come impone la legge. E alla fine di ogni anno le trasferisce alle spese generali e le contabilizza a beneficio dell’avanzo fiscale”.

Per quanto riguarda la crescita economica dell’Argentina, il Pil aumenta del 2-2,5%, ma in modo disomogeneo, con solo 4 settori trainanti: minerario (cresciuto del 30%), petrolio e gas (+20%), agroindustria (+12%), settore finanziario (poco meno del 10%).

“Sono i quattro settori che trainano ma, insieme, rappresentano meno di un terzo del Pil e meno del 20% dell’occupazione formale – osserva Massot –. Mentre altri settori ad alta densità di addetti, come il commercio, l’industria, le costruzioni, stanno distruggendo occupazione”.

Insomma, si sta verificando la situazione paradossale di dati macroeconomici positivi ed entrate fiscali che vanno nella direzione opposta.

Massot si dimostra molto critico anche con il Rigi (il regime speciale per attrarre grandi capitali), esageratamente vantaggioso nel breve periodo perché “il nostro sistema non resiste a un cambio di governo, salta per aria davanti ogni nuova maggioranza”.

E l’esempio guarda al Cile, “dove l’avvicendamento tra la sinistra di Gabriel Boric e l’estrema destra di José Antonio Kast non ha mandato per aria un intero sistema”.

Massot non ha dubbi. “La misura macroeconomica e microeconomica più rivoluzionaria dell’Argentina avverrà il giorno in cui un presidente deciderà, contrariamente a ciò che hanno fatto tutti, di proporre un’unità, una continuità. Ma attenzione: non un’unità da partito unico, ma istituzionale e civica”.

E alla domanda su quando arriverà un piano industriale per l’Argentina, risponde: “Sarebbe già tanto avercene uno economico”.