ATLANTA (USA) - Dopo quella di Vincenzo Montella con la Turchia, si è chiusa anche l’avventura americana di Fabio Cannavaro con l’Uzbekistan: ora, del trio italiano di ct al Mondiale, è rimasto solo Carlo Ancelotti col Brasile, atteso dai sedicesimi di finale contro il Giappone.
La terza sconfitta è stata forse per Cannavaro la più dolorosa: ha accarezzato a lungo la speranza della storica prima vittoria da commissario tecnico, alla guida di una matricola schiacciata in partenza anche dal pronostico, favorevole al Congo, che ha infine vinto per 3-1 e si è qualificato.
All’intervallo, grazie al notevole pallonetto del capitano Shomurodov, l’ex Pallone d’oro stava indirizzando la partita nella direzione sperata. Ma nel secondo tempo il graduale rintanarsi nella propria metà campo è stato fatale agli uzbeki, che hanno pagato il rigore del pari, causato dal loro calciatore più rappresentativo, il difensore del Manchester City Khusanov.
La spiegazione di Cannavaro è lucida: “Avevamo speso un sacco di energie. La nostra prima parte è stata ottima, abbiamo iniziato molto bene. Poi abbiamo smesso di giocare, ci siamo affidati ai lanci lunghi per Shomurodov, come se fosse un Supereroe. È subentrata inconsciamente la paura di vincere. Avevo chiesto alla squadra di non abbassare il ritmo, perché il Congo ne avrebbe certamente approfittato. Purtroppo è andata proprio così”. Il sentimento del ct non è comunque quello di abbandonare la barca, anzi.
A settembre c’è la Coppa d’Asia e Cannavaro non pare al momento uno che voglia abbandonare il progetto sposato con la Federcalcio di Tashkent: “Tre sconfitte potrebbero sembrare un fallimento, ma non è così, la misura dei risultati è eccessiva rispetto a quello che ha mostrato il campo. Di questo Mondiale mi tengo un’esperienza fantastica, anche nella preparazione: ho viaggiato molto e visto tanti giocatori. Abbiamo fatto giocare tanti giovani, come chiedeva la Federazione. Gli infortunati spero di recuperarli a settembre. Anch’io ho fatto degli errori, ma sempre per tutelare i miei giocatori”.
“Proteggerli era la mia priorità: col Congo ho fatto rigiocare Nematov, il portiere dello 0-5 col Portogallo, altrimenti il ricordo lo avrebbe schiacciato per sempre. Infatti ha dimostrato il suo valore. La verità, a conti fatti, è che il girone con Portogallo, Colombia e Congo era troppo difficile”.
La disamina ulteriore è intrisa di realismo: “Non si possono nascondere i dati di fatto. Il Congo ha una rosa di calciatori dei principali campionati europei, noi solo uno, Khusanov”.
Sei titolari della partita contro il Congo giocano nel campionato uzbeko, la Superligasi, certamente meno competitivo e dal ritmo più basso: “Senza contare che i nostri quattro del campionato iraniano non giocano da quattro mesi. Fatte queste premesse, sono contento, perché i miei calciatori hanno messo in campo quello che avevamo provato. È normale che i tifosi si aspettino di vincere col Portogallo e contro qualunque altra avversaria, ma la realtà è diversa, c’è ancora tanto da migliorare. Ai ragazzi ho detto: avete fatto il massimo. Dovevamo essere più equilibrati tatticamente per tutta la partita. Ma non eravamo più freschi. La considero un’esperienza preziosa, per me e per i giocatori. Ci darà più motivazione. Da quando sono arrivato, ho cercato di infondere fiducia ai giocatori. Ho visto tante cose buone”.
“Certo - le parole di Cannavaro - non mi sento bene perché non mi piace perdere. Ma non posso rimproverare nulla ai giocatori. Il livello del Mondiale è alto. Hanno dato tutto. Sono orgoglioso di loro. Questo genere di confronti aiuta a crescere. L’Uzbekistan deve continuare a stare al Mondiale per i prossimi vent’anni”.