KOROR – Il vertice dei leader del Pacific Islands Forum (PIF) è entrato nel vivo a Palau con una partecipazione ridotta e crescenti interrogativi sull’unità regionale, dopo che sei capi di governo hanno rinunciato all’appuntamento annuale.

Il primo ministro Anthony Albanese è arrivato ieri a Koror per guidare la delegazione australiana, in un incontro che dovrebbe riunire circa 2mila tra rappresentanti governativi, funzionari e delegazioni provenienti anche da Paesi esterni alla regione.

Non parteciperanno i leader di Fiji, Kiribati, Nuova Caledonia, Samoa, Solomon Islands e Vanuatu.

Il presidente di Nauru David Adeang, dopo indicazioni contrastanti sulla sua presenza, ha invece confermato l’intenzione di raggiungere Palau.

Anche il primo ministro della Nuova Zelanda Chris Luxon arriverà in ritardo e prenderà parte soltanto a una giornata piena dei lavori.

Tra le assenze più rilevanti figura quella del premier delle Fiji Sitiveni Rabuka, figura di primo piano nella costruzione dell’iniziativa Ocean of Peace, concepita per rafforzare la cooperazione e ridurre la competizione strategica nel Pacifico.

Dal punto di vista di Canberra, tuttavia, le defezioni che destano maggiore attenzione sono quelle di Kiribati e Solomon Islands.

Il presidente di Kiribati Taneti Maamau ha scelto di inviare un alto funzionario pubblico, già ambasciatore in Cina, mentre altri Paesi privi del proprio leader saranno rappresentati da vice o ministri degli Esteri.

La decisione ha attirato particolare interesse in Australia perché giunge pochi giorni dopo l’avvio, da parte di Kiribati, di un processo destinato a consolidare nella Costituzione i rapporti con Pechino.

Maamau ha attribuito la propria assenza a difficoltà nei collegamenti e alla concomitanza con lavori parlamentari.

Più movimentata la vicenda del primo ministro delle Solomon Islands Matthew Wale.

Wale era arrivato a Koror dopo avere usufruito di un volo militare organizzato dalla Nuova Zelanda con partenze da Auckland e Brisbane, ma domenica è stato costretto a rientrare rapidamente a Honiara.

Il ministro dell’Interno Manasseh Maelanga ha infatti presentato una mozione di sfiducia contro il primo ministro, accusandolo di non avere consultato adeguatamente il governo su alcune decisioni centrali.

La crisi si sviluppa dopo che Wale aveva impresso alla politica estera delle Solomon Islands un orientamento più favorevole all’Australia e avviato negoziati per un nuovo trattato bilaterale.

Canberra teme che le turbolenze politiche possano essere collegate proprio a quelle trattative e non esclude un ruolo dell’influenza cinese.

Preoccupazioni analoghe sono state espresse dal ministro degli Esteri neozelandese Winston Peters, che ha definito “profondamente deludente” l’assenza di Kiribati.

Interpellato sull’ipotesi di interferenze straniere, Peters ha osservato che sarebbe difficile negare l’esistenza di un problema.

Ha inoltre criticato la tempistica della mozione contro Wale, sostenendo che un passaggio così delicato avrebbe potuto attendere la conclusione di un appuntamento regionale di primo piano.

Australia e Nuova Zelanda hanno comunque cercato di ridimensionare il peso politico delle assenze, ricordando che raramente il PIF registra una partecipazione completa.

La delegazione americana sarà guidata dal vice segretario di Stato Chris Landau, mentre è presente anche il ministro degli Esteri di Taiwan Lin Chia-lung.

Accanto ad Albanese, per l’Australia partecipano il ministro per i Cambiamenti climatici Chris Bowen e il ministro per il Pacifico Pat Conroy.