ROMA - Mentre il centrodestra fa un passetto verso la riforma della legge elettorale con l’adozione (con i soli propri voti) in commissione Affari Costituzionali alla Camera del ‘Bignami bis’ come testo base per l’esame, il centrosinistra, compatto contro la legge elettorale della maggioranza ma in ordine sparso sulla ‘patrimoniale’, è alla ricerca di un percorso programmatico condiviso in vista della campagna elettorale per le elezioni politiche
Al netto della questione della leadership (addolcita al momento dalla parola d’ordine ‘prima il programma’ e poi il resto) sono alcuni cavalli di battaglia a mettere in tensione il cosiddetto Campo largo. A cominciare dalla questione della ‘patrimoniale’ su cui la segreteria dem Elly Schlein ha tirato il freno a mano facendo scattare la reazione della sinistra. Proprio Nicola Fratoianni ha rilanciato il tema della diseguaglianza sociale che cresce nel Paese: “È inaccettabile non discutere di una tassa per i super ricchi’, ha ribadito chiedendo di “intervenire per correggere una distribuzione della ricchezza indecentemente ineguale”. “Siamo pronti a discutere gli strumenti da usare per farlo. Quello che troviamo del tutto inaccettabile e irragionevole è che qualcuno dica che di questo non si possa parlare”. Il leader di Sinistra Italiana punta l’indice verso Schlein e l’ex premier Giuseppe Conte, anche quest’ultimo sostanzialmente contrario a questa opzione. “Quando il leader di una delle tre forze principali dell’opposizione, dice una cosa io la prendo in considerazione. E mi aspetto, naturalmente, che Conte prenda a sua volta in considerazione le proposte che Avs avanza”, si spiega Fratoianni che se la prende anche con Matteo Renzi che parla di slogan oltre i quali andrebbe trovato un equilibrio.
Fratelli d’Italia, intanto, difende il suo testo per la riforma elettorale. “Ha un impianto efficace e coerente”, evidenzia Angelo Rossi, relatore della maggioranza in materia. “Abbiamo accolto molte osservazioni degli auditi che coincidono con richieste delle opposizioni”, dice la ministra Elisabetta Casellati che attacca i “no a prescindere” che “non aiutano il dibattito” del centrosinistra. Le opposizioni appaiono comunque decise nel no alla riforma. Le critiche sono sia sull’impianto della riforma, a partire dalle liste tutte bloccate, sia sul metodo. E così, quando, dopo l’adozione del testo base, in commissione il presidente Nazario Pagano propone un calendario piuttosto serrato con il termine per gli emendamenti dopo appena quattro giorni, oggi 8 giugno, i componenti delle opposizioni saltano sulla sedia e vanno all’attacco. “Non aspettatevi la nostra collaborazione”, attacca la dem Simona Bonafé, e a criticare sono tutti gli esponenti della minoranza. ROMA - Ancora avanti su binari paralleli. Il centrodestra fa un passetto verso la riforma della legge elettorale con l’adozione (con i soli propri voti) in commissione Affari Costituzionali alla Camera del ‘Bignami bis’ come testo base per l’esame.
Le opposizioni si mantengono sulle barricate e studiano la strategia migliore per provare a smantellare una riforma che contestano nell’impianto e nel metodo. Dopo il voto in commissione, che ha visto la contrarietà anche di Iv, +Europa e Azione, i leader del campo largo, si sono confrontati. Un incontro, quello tra Schlein (che ha sentito prima anche Magi), Conte, Fratoianni e Bonelli, nel quale sarebbe stata ribadita la linea della contrarietà a un testo considerato incostituzionale anche dopo le limature messe in campo dal centrodestra a fine maggio. L’idea emersa è poi quella di un coordinamento per le prossime fasi d’esame a partire dagli emendamenti che, nell’idea di molti, dovranno essere, principalmente soppressivi.
Non totalmente, però: da Magi (che è stato invitato dal centrodestra a presentare via emendamento la sua proposta sulle sottoscrizioni online) arriverà una proposta di modifica per il ripristino del Mattarellum. Fratelli d’Italia, intanto, difende il suo testo. “Ha un impianto efficace e coerente”, evidenzia Angelo Rossi, relatore della maggioranza in materia. “Abbiamo accolto molte osservazioni degli auditi che coincidono con richieste delle opposizioni”, dice la ministra Elisabetta Casellati che attacca i “no a prescindere” che “non aiutano il dibattito” del centrosinistra. Le opposizioni appaiono comunque decise nel no alla riforma e si compattano su questo fino ad Az. Le critiche sono sia sull’impianto della riforma, a partire dalle liste tutte bloccate, sia sul metodo.
E così, quando, dopo l’adozione del testo base, in commissione il presidente Nazario Pagano propone un calendario piuttosto serrato con il termine per gli emendamenti dopo appena quattro giorni, oggi 8 giugno, i componenti delle opposizioni saltano sulla sedia e vanno all’attacco. “Non aspettatevi la nostra collaborazione”, attacca la dem Simona Bonafé, e a criticare sono tutti gli esponenti della minoranza presenti. “Una tempistica inaudita e provocatoria”, sottolineano in una nota sottoscritta da Bonafè, Filiberto Zaratti, Alfonso Colucci, Maria Elena Boschi, Riccardo Magi e Matteo Richetti. Alla fine, dopo un braccio di ferro, il presidente Pagano accorda una dilazione: il termine slitta a giovedì 11. Dal 16 al 23 giugno verranno poi esaminati e il testo arriverà in Aula il 26 per la discussione generale e il voto a luglio con tempi contingentati. Pochi gli aggiustamenti che potrebbero arrivare dalla maggioranza che mantiene l’obiettivo di provare a portare a casa la riforma, anche al Senato, entro l’estate.