VIENNA – Gli Stati Uniti hanno impedito al capo del programma nucleare iraniano Mohammad Eslami di partecipare alla conferenza generale dell’International Atomic Energy Agency (AIEA), opponendosi a un’esenzione dalle sanzioni delle Nazioni Unite necessaria per consentirgli di recarsi in Austria.
Eslami avrebbe dovuto intervenire alla riunione annuale degli Stati membri dell’AIEA, che ha avuto inizio ieri a Vienna. L’Iran ha però denunciato che le autorità austriache hanno revocato il visto inizialmente concesso.
L’ambasciatore iraniano presso l’AIEA ha definito la decisione un atto politico e una prova della crescente politicizzazione dell’organizzazione.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha accusato Washington di avere esercitato pressioni sull’Austria, mentre Teheran e Mosca hanno inquadrato l’episodio in un più ampio tentativo di limitare i viaggi internazionali dei funzionari iraniani.
Gli Stati Uniti hanno confermato di essersi opposti alla deroga alle sanzioni reintrodotte attraverso il meccanismo dello “snapback” del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Eslami figurava tra i funzionari colpiti dalle misure restrittive poi sospese nell’ambito dell’accordo nucleare del 2015. Quell’intesa entrò in crisi dopo il ritiro degli Stati Uniti deciso da Donald Trump nel 2018, mentre altri Paesi hanno successivamente riattivato le sanzioni.
L’ambasciatore austriaco all’ONU Christian Ebner ha spiegato che Vienna aveva chiesto formalmente un’esenzione, ma che la richiesta è stata respinta dal comitato competente del Consiglio di Sicurezza.
L’ambasciatore statunitense Preston Wells Griffith ha sostenuto che la presenza di Eslami avrebbe consentito all’Iran di usare i lavori dell’AIEA come piattaforma propagandistica senza affrontare il nodo della cooperazione sulle ispezioni.
Dopo gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro siti nucleari iraniani durante la guerra di 12 giorni del giugno 2025, Teheran non ha consentito agli ispettori dell’AIEA di accedere alle strutture colpite.
L’agenzia non ha inoltre potuto verificare lo stato delle scorte di uranio altamente arricchito. Secondo l’AIEA, l’Iran dispone di 440,9 chilogrammi di uranio arricchito fino al 60 per cento, livello vicino alla soglia del 90 per cento necessaria per uso militare.
Baghaei ha infine riferito che l’Arabia Saudita ha chiesto di rinviare una riunione regionale sullo Stretto di Hormuz che avrebbe dovuto essere ospitata dall’Oman. Teheran sostiene comunque di avere finalizzato con Muscat un’intesa separata sulla sicurezza dello stretto.