NEW YORK – Si apre un nuovo fronte tra Australia e Stati Uniti sulla regolamentazione delle piattaforme digitali, dopo che Washington ha espresso forti riserve sul progetto del governo federale volto a introdurre nuovi obblighi per i social media e maggiori strumenti di protezione per gli utenti.
Nel documento presentato nell’ambito della consultazione sull’obbligo di tutela digitale, l’amministrazione Trump sostiene che norme fondate su definizioni troppo ampie di “danno” potrebbero trasformarsi in meccanismi di censura basati sui punti di vista espressi online. Gli Stati Uniti hanno inoltre chiesto che le piattaforme con sede americana vengano escluse dall’applicazione delle nuove disposizioni.
Secondo Washington, il rischio è che le aziende finiscano per moderare eccessivamente contenuti che dovrebbero invece rimanere protetti, nel tentativo di evitare sanzioni.
Il progetto del governo Albanese prevede che gli utenti possano scegliere se mantenere un flusso di contenuti personalizzato dagli algoritmi oppure visualizzare principalmente i post pubblicati dagli account che seguono direttamente. La proposta, presentata all’inizio di settembre, mira a restituire agli utenti maggiore controllo sull’esperienza online.
Le piattaforme sarebbero inoltre tenute a proteggere i minori da contenuti ritenuti nocivi, compresi materiale pornografico, messaggi misogini, pubblicazioni che incoraggiano disturbi alimentari o glorificano attività criminali. Il governo ha anche previsto nuovi poteri per eSafety, compresa la possibilità di emettere ordini di rimozione in determinati casi.
La posizione americana contesta in particolare l’ipotesi che i contenuti possano essere filtrati sulla base di criteri definiti dalle autorità. Washington sostiene che, nella sostanza, la soppressione algoritmica possa produrre effetti simili alla rimozione vera e propria e chiede a Canberra maggiore chiarezza sui criteri utilizzati per stabilire cosa debba essere considerato dannoso.
Gli Stati Uniti osservano inoltre che le nuove norme colpirebbero in misura rilevante società con sede americana, dal momento che gran parte delle principali piattaforme social e di condivisione video opera dagli Usa.
Anthony Albanese ha invece presentato il progetto come un’estensione delle misure già adottate dall’Australia per la sicurezza online dei minori. Il premier sostiene che il principio centrale sia quello della scelta individuale, con la possibilità per ciascun utente di decidere se affidarsi o meno ai sistemi di raccomandazione automatica.
Il tema accompagnerà anche gli impegni internazionali del primo ministro australiano a New York. Albanese partecipa alla settimana di alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove il governo australiano intende promuovere la propria agenda sulla sicurezza digitale e sulla protezione dei minori online.
Prima di arrivare a New York, Albanese aveva incontrato Tim Cook nella sede californiana di Apple per discutere anche delle misure di sicurezza destinate ai minori e delle nuove norme australiane.