NEW YORK – Donald Trump ha dedicato buona parte del suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite alla guerra contro l’Iran, rivendicando l’azione militare americana e indicando nella conclusione di un accordo con Teheran uno dei principali obiettivi diplomatici della sua amministrazione. Il dibattito generale dell’81ª sessione si tiene a New York dal 22 al 28 settembre. 

Il presidente degli Stati Uniti ha sostenuto che le operazioni condotte contro l’Iran abbiano impedito alla Repubblica islamica di dotarsi di un’arma nucleare e ha lanciato un avvertimento diretto nel caso in cui non si raggiungesse un’intesa.

“Ho una grande decisione da prendere. Verrà raggiunto un accordo con l’Iran che gli permetta di ricostruire e creare un Paese molto migliore di quanto sia mai stato? - ha detto Trump -. Oppure anniento la Repubblica islamica, e lo faccio rapidamente, senza darle mai più la possibilità di uccidere e distruggere persone e Paesi?”.

La Casa Bianca ha presentato negli ultimi mesi le operazioni militari contro Teheran come finalizzate, tra l’altro, a impedire all’Iran di acquisire un’arma nucleare. 

Trump ha previsto la possibilità di un accordo dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre e ha invitato gli altri governi ad affiancare Washington nell’isolamento economico dell’Iran per costringerlo a negoziare. Successivamente ha riferito ai giornalisti che funzionari statunitensi avevano avuto un incontro di tre ore, da lui definito “molto positivo”, con la delegazione iraniana.

Nel suo discorso di 37 minuti, il presidente ha inserito la guerra nel quadro più ampio della propria politica estera, soffermandosi anche sul Venezuela, su Cuba e sulla sicurezza nell’emisfero occidentale. Ha sostenuto che Washington non permetterà più a minacce contro gli Stati Uniti di consolidarsi nella regione.

Trump ha inoltre respinto l’ipotesi che le elezioni di novembre possano limitare la sua conduzione del conflitto con Teheran, ricordando che il suo mandato proseguirà indipendentemente dall’esito del voto per il Congresso.

Il presidente è tornato anche a criticare le istituzioni internazionali, soffermandosi in particolare sulla Corte penale internazionale. Ha affermato che gli Stati Uniti non accetteranno che propri militari siano sottoposti all’autorità dell’organismo.

L’intervento giunge meno di una settimana dopo che una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite, secondo il testo fornito, aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per ritenere che forze americane avessero commesso crimini di guerra in due bombardamenti contro l’Iran.

Trump ha infine affrontato l’intelligenza artificiale, riconoscendone le difficoltà ma sostenendo di non voler frenare una tecnologia che, a suo giudizio, avrà una portata superiore a quella della Rivoluzione industriale.

La giornata diplomatica del presidente prevedeva inoltre incontri con numerosi leader, tra cui il primo ministro britannico Andy Burnham, quello giapponese Sanae Takaichi e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.