NEW YORK – Due visioni profondamente diverse sulla gestione dell’intelligenza artificiale sono emerse alle Nazioni Unite, con Australia e Stati Uniti su posizioni distanti riguardo alla necessità di introdurre nuove salvaguardie mentre le capacità dei sistemi continuano a progredire rapidamente.

Nel suo intervento all’Assemblea generale dell’ONU, Donald Trump ha respinto gli appelli a una maggiore regolamentazione internazionale, sostenendo che l’intelligenza artificiale debba essere incoraggiata anziché frenata. Il presidente americano ha persino proposto di modificarne il nome in “superintelligenza”, ritenendo che il termine “artificiale” possa alimentare una percezione ingannevole della tecnologia.

“L’uso della parola artificiale fa sembrare l’intelligenza falsa. Non è falsa, è in realtà straordinaria”, ha dichiarato ai delegati, aggiungendo che gli Stati Uniti respingono qualsiasi tentativo di costruire quello che ha definito uno schema globale per controllare l’AI.

Trump ha paragonato il potenziale della tecnologia alla Rivoluzione industriale e a internet, prospettando conseguenze ancora più vaste. In precedenza aveva liquidato come infondate alcune preoccupazioni sull’intelligenza artificiale, sostenendo che eventuali restrizioni alla sua crescita potrebbero lasciare agli Stati Uniti meno spazio rispetto alla Cina.

L’impostazione americana contrasta con quella espressa il giorno precedente dal primo ministro Anthony Albanese, che insieme a più di 20 Paesi ha sottoscritto una dichiarazione per chiedere maggiore sorveglianza sullo sviluppo dell’AI.

Il documento, firmato anche da Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Sud Africa, avverte che la velocità dei progressi tecnologici potrebbe superare la capacità dei governi e delle istituzioni di gestirne adeguatamente i rischi. L’intelligenza artificiale, si afferma, deve rimanere sotto direzione, supervisione e controllo umano ed essere sviluppata nel rispetto del diritto internazionale.

Albanese ribadirà questa impostazione davanti a una coalizione delle Nazioni Unite dedicata alla protezione dei minori nell’era dell’AI, insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al premier spagnolo Pedro Sanchez.

Il primo ministro australiano riconoscerà le opportunità offerte dalla tecnologia, ma richiamerà anche i pericoli legati allo sfruttamento dei minori, alla possibile facilitazione dello sviluppo di armi biologiche e persino alla perdita di controllo sui sistemi più avanzati.

“Con il progredire delle capacità dell’AI, questi rischi attraverseranno sempre più i confini”, dirà Albanese, sostenendo che nessun Paese può affrontare isolatamente problemi di questa portata.

Secondo il primo ministro, governi, agenzie delle Nazioni Unite, società civile e settore privato dovrebbero collaborare alla definizione di standard condivisi e regole comuni capaci di proteggere minori e comunità.

Albanese intende inoltre illustrare all’ONU i piani australiani per introdurre standard nazionali sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è consentire all’Australia di assumere un ruolo di primo piano nella definizione delle norme, analogamente a quanto già fatto con le riforme sui social media che vietano gli account agli utenti sotto i 16 anni.

Albanese ha assistito, insieme al ministro degli Esteri Penny Wong, al discorso di Trump. I due leader dovrebbero incontrarsi al ricevimento organizzato per i capi di governo presenti a New York, mentre non è ancora chiaro se durante l’Assemblea generale si terrà un colloquio bilaterale formale.