CANBERRA - Nel suo intervento più diretto dedicato al Pacifico, Penny Wong ha indicato con chiarezza la posta in gioco: solo un’azione congiunta tra Australia e Stati insulari potrà garantire stabilità in una fase caratterizzata dall’ascesa dell’influenza cinese, dal peggioramento della crisi climatica e dal rapido indebolimento delle norme internazionali. Il ministro degli Esteri, intervenuta a Canberra alla Lt-Col Ralph Honner Leadership Oration, ha invitato i Paesi vicini a considerare la cooperazione come l’unico antidoto alle pressioni esterne.
“Diventiamo più forti grazie a ciò che facciamo insieme”, ha affermato, sottolineando come sicurezza e sviluppo del Pacifico siano profondamente interconnessi. Wong ha spiegato che solo una posizione collettiva potrà garantire “scelte reali” qualora attori esterni tentassero di esercitare condizionamenti politici, economici o militari.
Wong ha descritto una regione attraversata da tensioni crescenti, citando la “rapida espansione della presenza militare cinese”, accompagnata – ha aggiunto – da una mancanza di trasparenza che preoccupa molti governi del Pacifico. A questo si aggiunge un quadro globale segnato da disinformazione, interferenze, attacchi informatici e un rispetto sempre più debole per regole e consuetudini internazionali.
“Molti dei principi che contano per l’Australia e per il Pacifico vengono messi in discussione”, ha avvertito Wong, richiamando la necessità di difendere un sistema che consenta ai Paesi dell’area di proteggere libertà di scelta, integrità territoriale e autonomia decisionale.
L’Australia, ha ricordato il capo della diplomazia australiana, sostiene un approccio “forum-first”, che privilegia la guida dei governi del Pacifico nei processi decisionali. Proprio in questa cornice si colloca il sostegno alla Dichiarazione per un Oceano Pacifico di Pace, firmata a settembre dal primo ministro Anthony Albanese insieme a Fiji e ai membri del Pacific Islands Forum. Il documento chiede alla comunità internazionale di rispettare la sovranità regionale e le modalità di risoluzione delle controversie definite dai Paesi del Pacifico.
“Questa è casa nostra”, ha ribadito Wong, avvertendo che l’interesse crescente di partner esterni può generare effetti imprevisti se non gestito collettivamente. Per Canberra, la chiave resta la collaborazione paritaria: un Pacifico che agisce come un’unica voce può meglio proteggere equilibri politici, sicurezza marittima e un futuro stabile per le generazioni che vivono sulle sue coste.