SYDNEY - Il giudice Nye Perram ha stabilito che per anni le due aziende hanno sotto-pagato migliaia di manager con contratto a salario fisso, non rispettando gli obblighi di registrazione delle ore e delle indennità previste dal retail award.

La sentenza, depositata venerdì scorso, avrà un impatto rilevante non solo sulle due società, ma anche su tutto il settore della vendita al dettaglio, imponendo una revisione delle pratiche consolidate di gestione del personale. Woolworths ha dichiarato che, in base a una stima preliminare, dovrà corrispondere tra i 250 e i 470 milioni di dollari in arretrati ai propri direttori di filiale. A questa cifra si aggiungeranno tra i 200 e i 280 milioni per interessi, superannuation e tasse, portando la passività complessiva a circa 750 milioni prima delle imposte (530 milioni al netto).

Coles, che aveva già avviato rimborsi per 31 milioni, prevede ulteriori pagamenti tra i 150 e i 250 milioni per adeguarsi alla decisione del tribunale. L’azienda, in una nota, ha rinnovato le proprie scuse ai dipendenti coinvolti.

L’azione legale era stata promossa dal Fair Work Ombudsman per conto di 32 manager di Woolworths e 42 manager di Coles, impiegati tra il 2015 e il 2020 in diverse sedi di Sydney, Melbourne e Brisbane. La vicenda ha fatto emergere una gestione diffusa dei contratti che, di fatto, ignorava le ore di straordinario e altre indennità maturate.

La prossima udienza di amministrazione del caso è fissata per il 27 ottobre e servirà a definire le modalità di calcolo e di distribuzione dei rimborsi ai 27.700 dipendenti interessati.

Woolworths ha affermato che è troppo presto per valutare un eventuale ricorso contro alcuni aspetti della sentenza, un documento complesso di oltre 82mila parole. Tuttavia, entrambe le catene riconoscono che la decisione segna un punto di svolta per le regole del lavoro nella grande distribuzione.

Oltre al peso economico immediato, la vicenda solleva interrogativi più ampi sulla sostenibilità delle pratiche aziendali e sull’efficacia dei controlli interni, con possibili conseguenze per tutto il panorama imprenditoriale australiano.