SANA’A’ - Con una rapida offensiva lungo la costa dello Yemen, la milizia sciita filoiraniana degli Houthi ha conquistato la città portuale di Dhubab e la strategica isola di Mayyun (nota anche come Perim), annunciando il controllo totale sullo stretto di Bab el-Mandeb.
La presa dell’isola, che sorge al centro dello stretto dividendolo in due corridoi marittimi, giunge all’indomani del ritiro delle forze governative yemenite e completa il dominio dei ribelli su uno snodo cruciale per il commercio mondiale e le esportazioni petrolifere dell’Arabia Saudita, collegando il Mar Rosso e il Canale di Suez all’Oceano Indiano.
Testimoni sul posto confermano l’ingente dispiegamento di uomini armati e veicoli militari lungo tutto il litorale di Bab el-Mandeb. Prima di questa vasta campagna, lanciata la scorsa settimana contro le truppe appoggiate da Riad, gli Houthi controllavano la capitale Sana’a’ e il porto di Hodeida, ma non disponevano ancora di uno sbocco diretto sullo stretto. L’ulteriore stretta sui passaggi marittimi (a cui si somma il blocco dello Stretto di Hormuz) ha spinto al rialzo i mercati energetici, con i contratti del Brent e del Wti saliti sopra i cento dollari al barile.
Dall’ala politica degli Houthi arrivano tuttavia rassicurazioni al traffico commerciale: “Il commercio e la libertà di navigazione nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandeb sono garantiti. Non c’è motivo di preoccupazione internazionale per la libertà di navigazione a Bab al-Mandeb. Non sono previsti piani per imporre dazi di transito”, ha dichiarato Hazam al-Assad, membro dell’Ufficio Politico degli Houthi
L’Arabia Saudita ha risposto all’avanzata Houthi intensificando i bombardamenti aerei per proteggere le forze governative. Secondo quanto affermato dal portavoce militare dei ribelli, Yahya Saree, le forze saudite hanno condotto 64 raid nelle ultime 24 ore, colpendo anche l’aeroporto della città strategica di Mokha, conquistata dagli Houthi poco prima di spingersi verso Dhubab. L’offensiva aerea non è tuttavia riuscita ad arrestare la spinta del gruppo.
L’escalation ha spinto il comandante del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), l’ammiraglio Brad Cooper, a volare d’urgenza in Arabia Saudita per incontri di coordinamento. Secondo fonti citate da Axios, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha sollecitato per due volte il presidente statunitense Donald Trump a lanciare attacchi diretti contro le posizioni Houthi. Il capo della Casa Bianca ha però respinto la richiesta, escludendo al momento interventi militari diretti e limitando l’apporto statunitense alla condivisione di dati d’intelligence e bersagli.
“Gli Stati Uniti sono concentrati sulla protezione dei nostri interessi fondamentali di sicurezza nazionale, come garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso, e al contempo danno ai nostri partner regionali la possibilità di assumere un ruolo guida nella gestione e nella risoluzione delle sfide alla sicurezza regionale”, ha spiegato un alto funzionario dell’amministrazione Trump
Sul piano diplomatico regionale, i ministri degli Esteri di Iran e Arabia Saudita, Abbas Araghchi e Faisal bin Farhan, hanno avuto un colloquio telefonico sul tema della crescente insicurezza. Teheran, che sostiene militarmente e finanziariamente la milizia Houthi contrapposta alle forze governative filosaudite, ha ribadito in una nota ufficiale che “è impossibile risolvere la crisi yemenita attraverso l’intervento militare”, pur sottolineando la necessità di proseguire lo sforzo diplomatico per evitare un’ulteriore estensione del conflitto.