KIEV - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha formalizzato il cambio della guardia ai vertici militari, sostituendo Oleksandr Syrsky e nominando nuovo Comandante in capo delle Forze armate Mykhailo Drapatyi. L’annuncio è giunto in serata dopo ore di indiscrezioni, nella lunga coda di un rimpasto voluto dal presidente per tentare di archiviare frizioni ormai troppo manifeste all’interno del governo, che hanno anche portato gli ucraini in piazza per giorni. 

“Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi. Sono grato a Oleksandr Syrsky e a tutti i nostri soldati per le solide posizioni in prima linea dell’Ucraina”, ha scritto Zelensky su Telegram, aggiungendo che “tutti noi vogliamo la stessa cosa: sconfiggere il nemico e creare le condizioni, al fronte e attraverso la pressione sulla Russia, che ci permettano di costringere Mosca alla pace”. 

Il nome di Drapatyi, già capo delle forze armate congiunte, era nell’aria: Zelensky lo aveva incontrato lunedì tra i diversi possibili successori di Syrsky. In quel momento era ormai chiaro che per risolvere la crisi, innescata dalla rimozione di Mykhaylo Fedorov da ministro della Difesa, la presidenza avrebbe dovuto sollevare dall’incarico anche il Comandante in capo, noto per l’approccio “sovietico” al fronte, con il quale Fedorov aveva raggiunto un livello di conflitto tale da rendere necessario il “taglio”. 

Quello che Zelensky non aveva messo in conto era la grande popolarità di Fedorov fra la popolazione e il conseguente malcontento provocato dalla sua estromissione. Le piazze piene hanno mantenuto la pressione per giorni, lanciando un vero e proprio ultimatum al presidente: tempo fino a venerdì per reintegrare l’ex ministro, pena una “protesta generale a tempo indeterminato” nelle città di tutto il Paese. 

Nelle scorse ore, in un tentativo estremo rivelatosi poi tardivo, Syrsky si era scusato con Fedorov, dicendosi “sorpreso di apprendere del conflitto” tra loro due. “Ho sempre considerato il nostro rapporto come un rapporto di lavoro: su questioni complesse, con posizioni diverse. È così che dovrebbe essere tra due istituzioni durante una guerra di grandi proporzioni”, aveva dichiarato Syrsky secondo quanto riportato dal Guardian, dicendosi “dispiaciuto” per eventuali offese. L’ormai ex Comandante in capo delle Forze aveva anche aggiunto: “Posso essere duro. Ma chiedo a voi e a tutti coloro che seguono questa vicenda con interesse: concentriamoci non sul personale, ma sul globale. Sulla vittoria”. Il generale aveva inoltre definito un errore le accuse di “mancanza di strategia”, ribadendo di essere in guerra con Mosca e non con il ministero della Difesa: “Il mio lavoro è la guerra. Strategia, prima linea, personale. Questo è ciò che faccio e che continuerò a fare”. 

Nato a Kamianets-Podilskyi nel 1982, il quarantaduenne Drapatyi vanta un curriculum di rilievo. In Ucraina viene soprannominato “il pompiere del fronte” per la reputazione di militare inviato dove la situazione si fa più critica. La sua carriera è iniziata nel 2004 come tenente nella 72esima brigata meccanizzata, ma è nel 2014, da maggiore, che è salito alla ribalta durante “l’assalto volante” a Mariupol, sfondando le barricate con il proprio veicolo blindato (Bmd) in un’immagine diventata storica. Pochi mesi dopo ha coordinato il recupero di 260 uomini e decine di mezzi da un accerchiamento sotto il fuoco dell’artiglieria russa, azione che lo ha reso un ricercato da parte di Mosca. 

Dalla primavera del 2022 ha ricoperto una sequenza di incarichi su fronti instabili: nel marzo 2022 ha guidato la difesa di Kryvyi Rih, città natale di Zelensky, bloccando l’avanzata russa; successivamente, come comandante del gruppo operativo di Kherson, ha partecipato alla liberazione della regione. Nel febbraio 2024 è stato nominato Vice Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, per poi essere paracadutato su Kharkiv durante lo sfondamento russo del maggio 2024. Promosso comandante delle forze Terrestri nel novembre 2024, a gennaio 2025 è stato spostato a rafforzare il Raggruppamento Khortytsia, il settore più sanguinoso. 

La scalata di Drapatyi ha visto anche forti attriti interni: si dice infatti che Syrsky lo abbia sistematicamente ostacolato con note di demerito, definite “punizioni burocratiche” da Fedorov, che lo ha sostenuto pubblicamente prima del proprio licenziamento. Un elemento determinante per la promozione è stato proprio di natura politica: il 16 luglio scorso Drapatyi aveva espresso il suo appoggio a Fedorov, sottolineando come nei mesi della sua gestione si fosse instaurato un dialogo e un’interazione reale tra il ministero e le forze armate. 

La nomina di Drapatyi rappresenta un segnale di discontinuità. Zelensky gli ha ordinato di aggiornare la strategia difensiva, riformare il sistema dei corpi e garantire gli approvvigionamenti di armi e droni richiesti dai comandanti sul campo. Se il nuovo Comandante supremo ha dimostrato di saper muoversi sulla linea del fuoco, la sfida ora sarà tradurre le vittorie tattiche in una visione strategica durevole e strutturare una solida base istituzionale, fondamentale per il nuovo ruolo.