PADOVA - Anche il cielo sembrava piangere Alex Zanardi. Durante la cerimonia nel sagrato della Basilica di Santa Giustina nel capoluogo veneto una costante pioggerellina ha bagnato la folla che, numerosa, è accorsa per dare l’ultimo saluto all’ex pilota e campione paralimpico. Tante le figure illustri: dall’ex campione di sci Alberto Tomba all’ex presidente del Coni, Giovanni Malagò, da Bebe Vio al presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, e al suo predecessore Luca Zaia. A celebrare la funzione religiosa, oltre a don Federico Lauretta, parroco della basilica, don Marco Pozza, cappellano del carcere Due Palazzi e amico dell’ex pilota. Nell’omelia, don Pozza ha ricordato un episodio di dieci anni fa in un autogrill dell’A14, quando si trovava insieme a Zanardi e a due detenuti. Il pilota li ascoltò e li abbracciò: “Avete fatto un gran bel casino, però tanto di cappello per come state scavando dentro di voi”. Da lì la lezione sui “cinque secondi in più che fanno la differenza, quelli degli affetti, dell’amore”. Il sacerdote ha poi definito Zanardi “uomo di congiuntivo in un mondo che ama l’indicativo”: “Chi ama l’indicativo piange l’atleta, chi osa il congiuntivo rimpiange l’uomo”.

Toccante l’intervento della cognata Barbara Manni, a nome della famiglia: “Combattente è la parola che racconta la tua essenza più vera. Lo è stato tuo papà Dino, lo è stata tua madre Anna, e lo è stata tua moglie Daniela, compagna di vita insostituibile. Senza qualcuno che resta, attende e ama, anche il più forte degli uomini non potrebbe sfidare il vento”. E il commiato: “Mentre aspetti di tornare, noi continueremo a coltivare ciò che hai costruito. Fai buon viaggio”. Spazio anche ai ragazzi di Obiettivo 3, l’associazione fondata da Zanardi per avvicinare le persone con disabilità allo sport: “Ciao capitano. Sei stato un mentore, una guida, a volte un papà. Ci hai insegnato a ripartire da quello che è rimasto, a non pensare a quello che avevamo perso”. E la promessa: “Qui la corsa la continuiamo noi con umiltà, forza, energia. E quando correremo di nuovo, faremo finta di correre con te per quei cinque secondi”. Infine il figlio Niccolò ha regalato un ritratto inedito del padre: “Vi racconto l’Alex di casa, non quello che vince le Paralimpiadi, ma quello che si fa il caffè, che il sabato sera impasta la pizza. Faceva tutto col sorriso. Da lì ho capito una cosa che diceva sempre: non serve pensare alle grandi imprese per trovare il sorriso, partono dalle piccole cose”. E il messaggio finale: “Non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa. Chiunque può averla”.