WASHINGTON - Nove anni dopo la sfarzosa visita di Stato del suo primo mandato, Donald Trump è atterrato oggi a Pechino. L’atmosfera che accoglie il presidente Usa al suo secondo insediamento è profondamente diversa da quella del 2017: il mondo osserva una fragile tregua sui dazi e un moltiplicarsi di attriti strategici che spaziano dal dossier nucleare iraniano al futuro di Taiwan. 

Nonostante le tensioni, la Casa Bianca ha definito la visita di “enorme significato simbolico”. Trump, dal canto suo, ha mantenuto il suo stile comunicativo diretto, auspicando sui social di ricevere un “grande e caloroso abbraccio” da Xi Jinping, che ha definito un “leader senza pari”. 

Sebbene l’Air Force One sia arrivato oggi nella capitale cinese, il programma ufficiale entrerà nel vivo solo domani. L’intero summit si concentrerà in due round intensi tra giovedì e venerdì. La giornata di giovedì 14 inizierà alle 10:00 con la cerimonia di benvenuto nella Grande Sala del Popolo in Piazza Tiananmen, seguita immediatamente dai colloqui bilaterali, mentre in serata Xi offrirà un banchetto di Stato in onore dell’ospite statunitense.  

La mattina di venerdì 15 maggio sarà invece dedicata a momenti più informali ma densi di messaggi politici, tra cui una “foto dell’amicizia”, una cerimonia del tè aperta ai giornalisti e un pranzo di lavoro privato, prima della partenza definitiva di Trump per Washington. 

Tra i vari appuntamenti, spicca la visita al Tempio del Cielo (Parco Tiantan). Se nel 2017 Trump visitò l’esclusiva Città Proibita con la moglie Melania (questa volta assente, sostituita dal figlio Eric e dalla nuora Lara), la scelta di Tiantan non è casuale. Questo complesso religioso del XV secolo simboleggia l’armonia tra cielo e terra, ma per la diplomazia moderna rappresenta il legame con Henry Kissinger. 

L’ex segretario di Stato visitò il sito oltre una dozzina di volte, a partire dalla missione segreta del 1971 che aprì la strada alla normalizzazione dei rapporti tra Usa e Cina. In filigrana, Pechino sembra inviare un messaggio di coesistenza pacifica: “Né la Cina né gli Stati Uniti possono cambiare l’altro, ma possono scegliere come interagire”. 

Trump arriva con una richiesta chiara: “Aprire” la Cina alle imprese Usa. Il presidente ha esortato Xi a permettere agli imprenditori statunitensi di “operare la loro magia” per elevare ulteriormente l’economia cinese, in un tentativo di bilanciare la bilancia commerciale. 

Tuttavia, l’ombra del dossier Iran pesa sul vertice. Alla vigilia dell’incontro, Washington ha sanzionato tre società cinesi accusate di sostenere le attività militari iraniane. Pechino ha reagito duramente, definendo le misure “illegali e unilaterali” e avvertendo che tutelerà i propri interessi nazionali. “La priorità è impedire la ripresa dei combattimenti, non screditare maliziosamente altri Paesi”, ha ribadito il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun. 

Mentre Trump e Xi cercano un’intesa pragmatica, il resto dell’Asia osserva con crescente apprensione. Come rilevato da un’analisi del New York Times, molte “Middle Powers” si stanno già muovendo per proteggersi da un eventuale disimpegno Usa o da un accordo impulsivo tra i due giganti.