CANBERRA - David Farley ha vissuto un battesimo di fuoco a Canberra pochi giorni dopo essere stato proclamato primo candidato di One Nation eletto alla Camera dei Rappresentanti.

Quella che doveva essere una normale conferenza stampa sulle reazioni al budget federale si è trasformata in un confronto acceso su estremismo, social media e teorie complottiste.

Circa trenta giornalisti e operatori dei mezzi d’informazione si sono riuniti oggi nella Mural Hall della Parliament House per ascoltare il futuro deputato di Farrer, affiancato dall’intero gruppo parlamentare di One Nation. Farley, reduce da una vittoria storica nel New South Wales meridionale, si è trovato al centro di una scena molto diversa dalla festa elettorale del weekend.

La tensione è salita quando Pauline Hanson ha rifiutato di condannare esplicitamente Allan Beale, volontario del partito nell’elezione suppletiva di sabato, dopo la diffusione di suoi post sui social a sostegno di Dezi Freeman, autore dell’uccisione di agenti di polizia, e del neo-nazista Thomas Sewell. “Era stato invitato, era un volontario, era una serata di celebrazione”, ha detto Hanson, aggiungendo di non approvare violenza o atti di intimidazione “di alcun tipo”.

Beale aveva condiviso un post su Freeman in cui si metteva in dubbio perfino l’esistenza di un agente ferito, definendo quel messaggio qualcosa “da considerare”. Alla festa per la vittoria di One Nation a Farrer, Beale era stato salutato con strette di mano, abbracci ed elogi da figure del partito, tra cui Farley, Hanson e Barnaby Joyce.

Il volontario era già finito sotto i riflettori durante la campagna, dopo essere stato filmato mentre cercava di strappare il telefono dalle mani del senatore liberale James Paterson in un alterco avvenuto per strada. In un altro commento legato a Thomas Sewell, ex leader del National Socialist Network, Beale aveva lodato la sua reazione contro manifestanti pro-Palestina, scrivendo che nei suoi “giorni militari” si sarebbe agito in modo più aggressivo per infliggere ferite durature.

I giornalisti hanno poi incalzato il senatore Malcolm Roberts su precedenti dichiarazioni relative al massacro di Bondi. In un’intervista del primo maggio con la comica Lisa Jane Spencer, Roberts aveva detto di non avere prove che la sparatoria fosse una falsa operazione, ma di non volerlo escludere. Ieri, Roberts ha definito quell’idea “assurda”, ma ha continuato a difendere il proprio metodo, sostenendo di prendere decisioni “basate sui dati”.

Per One Nation, la vittoria a Farrer doveva essere il momento della legittimazione nazionale. La prima uscita a Canberra ha mostrato invece il costo politico della nuova visibilità.