WASHINGTON - Strada in salita per Kevin Warsh, nuovo componente del board della Federal Reserve e presidente designato, il cui iter di nomina è ora all’esame del Senato americano.
Alla riunione del Fomc – Federal Open Market Committee – del 16 e 17 giugno, quando entrerà ufficialmente in carica, Warsh dovrà confrontarsi con le pressioni di Donald Trump, che spinge per un taglio dei tassi nonostante la nuova accelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti nel mese di aprile, quando è salita ai massimi da maggio del 2023.
I prezzi al consumo sono aumentati del 3,8% su base annua, un chiaro effetto del rincaro della benzina verificatosi dall’inizio della guerra con l’Iran. Secondo i dati del Dipartimento del Lavoro, il dato ha superato il +3,3% di marzo e il +3,7% atteso.
I prezzi dell’energia hanno subito un’impennata annua del 18%, con la benzina aumentata del 28%, il gasolio da riscaldamento del 54% e le tariffe aeree del 21%.
Nonostante l’annuncio del cessate il fuoco nel conflitto contro l’Iran del mese di aprile, il continuo blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% del greggio mondiale, ha complicato le cose. La statistica del mese scorso è l’ultimo segnale del fatto che il taglio dei tassi, che i mercati avevano messo in conto all’inizio dell’anno, non sono più una prospettiva ragionevole.
Quattro mesi fa, una grande incognita per la Federal Reserve era se fosse necessario continuare a limare i tassi di interesse per sostenere quello che appariva come un mercato del lavoro instabile, ora il mercato del lavoro si è stabilizzato, conferendo un’importanza primaria ai dati sull’inflazione. Il dibattito politico all’interno della Fed si è spostato dalla questione di quando tagliare a quella di segnalare la probabilità sempre più concreta di un rialzo. Sale dunque l’incertezza.
Un inizio non semplice per Warsh, destinato a prendere il testimone per la guida della Fed da Jerome Powell che Trump ha fatto di tutto per sostituire proprio perché non sosteneva la politica del taglio dei tassi auspicata dalla Casa Bianca.
Molto dipenderà dalla tempistica con cui riprenderà il flusso di carburanti e materie prime attraverso il Golfo Persico: prima si normalizza il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, prima si potranno vedere effetti positivi sul costo dell’energia e dei carburanti.