TEHERAN - La situazione in Medio Oriente appare sempre più intricata, con Washington e Teheran che si scambiano minacce reciproche. A riaccendere la tensione è stata nelle ultime ore l’Iran, che ha evocato apertamente la possibilità di portare l’arricchimento dell’uranio fino al 90%, soglia generalmente associata alla produzione di armi nucleari.
A lanciare l’avvertimento è stato Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale e la politica estera, secondo cui il Paese potrebbe valutare questa opzione in caso di un nuovo attacco americano. “Una delle possibilità a disposizione dell’Iran potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%. Ne discuteremo in Parlamento”, ha scritto su X.
La dichiarazione arriva in un momento particolarmente delicato. L’intesa che nelle scorse settimane aveva consentito una temporanea riduzione delle ostilità tra Washington e Teheran resta infatti estremamente instabile. Da una parte proseguono contatti indiretti e tentativi di mediazione internazionale, dall’altra continuano preparativi militari e dichiarazioni sempre più aggressive.
L’eventuale decisione iraniana di aumentare drasticamente il livello di arricchimento rappresenterebbe un salto significativo nello scontro con gli Stati Uniti e con l’Occidente. L’uranio utilizzato per le centrali nucleari civili viene normalmente arricchito tra il 3% e il 5%, mentre per la costruzione di ordigni nucleari il livello richiesto si avvicina al 90%. Per questo motivo le parole di Rezaei sono state interpretate da molti osservatori come un chiaro segnale politico rivolto a Washington.
Nel frattempo, un altro fronte di tensione si è aperto attorno al ruolo del Pakistan nella crisi. Islamabad ha respinto con fermezza le indiscrezioni diffuse da CBS News secondo cui avrebbe consentito all’aviazione iraniana di parcheggiare velivoli militari sul proprio territorio dopo il cessate il fuoco annunciato da Donald Trump all’inizio di aprile.
Secondo quanto riportato dall’emittente americana, che ha citato funzionari statunitensi, diversi aerei iraniani sarebbero stati trasferiti nella base aerea pakistana di Nur Khan, mentre altri velivoli civili sarebbero stati inviati nel vicino Afghanistan. Una ricostruzione definita però “fuorviante e sensazionalistica” dal ministero degli Esteri pakistano, che ha negato qualsiasi coinvolgimento militare.
“Gli aerei iraniani attualmente parcheggiati in Pakistan non hanno alcun collegamento con emergenze militari o accordi di conservazione”, ha precisato il ministero degli Esteri, ribadendo che il Pakistan continua a svolgere un ruolo di “facilitatore imparziale, costruttivo e responsabile” per favorire la de-escalation regionale.
Il governo pakistano ha inoltre confermato che alcuni velivoli e personale di supporto siano rimasti temporaneamente nel Paese in vista di possibili nuovi colloqui, anche se i negoziati formali non sono ancora ripresi. Islamabad continua a proporsi come mediatore tra Iran e Stati Uniti, nel tentativo di evitare una nuova escalation militare nella regione, compito non facile dopo il commento di Donald Trump sull’ultima risposta di Teheran al possibile piano di pace, definita “spazzatura”.
Il presidente americano ha usato toni durissimi anche contro i media statunitensi accusati di minimizzare i risultati della campagna militare contro Teheran. In un lungo messaggio pubblicato sul social Truth, ha attaccato le cosiddette “fake news”, sostenendo che alcune testate starebbero addirittura “favorendo il nemico”.
“Quando i media affermano che l’Iran sta avendo la meglio militarmente contro di noi, si tratta di un atto di virtuale tradimento”, ha scritto Trump. Secondo il presidente, certe ricostruzioni contribuirebbero a dare a Teheran “false speranze” e finirebbero per indebolire la posizione degli Stati Uniti.