BUCAREST - Una potente esplosione ha scosso il porto civile di Costanza, in Romania, riaccendendo l’allarme per lo sconfinamento della guerra nei territori della Nato. Un drone marittimo, individuato a ridosso della sede dell’Agenzia romena per la salvaguardia della vita in mare, si è autodistrutto intorno alle 10:30 del mattino. Secondo quanto rivelato dal capo della Protezione Civile rumena (DSU), Raed Arafat, il mezzo senza pilota trasportava una micidiale carica di circa 500 chili di esplosivo.
Sebbene la deflagrazione non abbia causato vittime o feriti, il potenziale pericolo ha spinto le autorità ad attivare immediatamente il “piano rosso” di emergenza. In via precauzionale, circa 3.000 persone tra residenti e bagnanti sono state evacuate dalle spiagge e dalle aree costiere circostanti il porto e la contea di Tulcea, situata più a nord sul delta del Danubio. L’allerta è rientrata soltanto nel pomeriggio, quando le forze di sicurezza hanno escluso la presenza di altri dispositivi, disattivando le procedure di evacuazione.
A stretto giro dall’incidente, l’ambasciata russa in Romania ha negato ogni responsabilità, attribuendo la paternità del mezzo a Kiev e sostenendo che altri tre droni ucraini si stavano dirigendo verso le acque territoriali rumene: “Si tratta di droni marini utilizzati dal regime di Kiev per compiere atti terroristici e minacciare la navigazione nel Mar Nero”, ha dichiarato la rappresentanza diplomatica su Telegram.
La conferma sulla matrice del drone è arrivata poco dopo dallo stesso comando della Marina di Kiev. Attraverso un comunicato ufficiale, le autorità ucraine hanno spiegato che il mezzo ha perso la rotta a causa delle contromisure elettroniche russe: “Durante le operazioni nella zona del Mar Nero, un drone senza equipaggio della Marina ucraina, sotto l’effetto della guerra elettronica nemica, ha perso il controllo ed è finito al largo delle coste rumene. La Marina ucraina ha immediatamente fornito alla controparte rumena tutte le informazioni necessarie per prevenire vittime civili”.
L’episodio di Costanza si inserisce in un clima già fortemente degradato. Appena una settimana fa, un drone russo era penetrato nello spazio aereo rumeno schiantandosi sul tetto di un condominio nella città di Galati, provocando un incendio e spingendo Bucarest a espellere il console russo. Per questo motivo, i vertici dell’Unione Europea sono intervenuti con estrema durezza, inquadrando l’accaduto come una conseguenza diretta del conflitto.
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha espresso piena solidarietà a Bucarest, sottolineando che si tratta del “terzo grave incidente di sicurezza in Romania nelle ultime settimane”, definendolo una “diretta conseguenza della guerra di aggressione della Russia”. Sulla stessa linea, un portavoce della Commissione Europea ha ribadito la necessità stringente di rafforzare la difesa e la sicurezza sul fianco orientale dell’Alleanza, attribuendo comunque a Mosca la piena responsabilità politica delle misure di escalation che colpiscono gli Stati membri.
Le dichiarazioni europee hanno scatenato la durissima e scomposta reazione di Dmitry Medvedev. Il vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo ha attaccato frontalmente la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, accusandola di travisare deliberatamente i fatti: “Quella carogna della dottoressa Ursula ha definito l’esplosione del drone marino a Costanza ‘una diretta conseguenza della guerra della Russia’. Stiamo aspettando che questa ‘scema termonucleare’ concluda che l’imminente attentato alla sede dell’Ue a Bruxelles da parte dei nazisti ucraini sia il risultato dell’aggressione del Cremlino. P.S. Non è un suggerimento!”.