JAKARTA - Quando le piogge hanno iniziato a colpire i villaggi dell’isola indonesiana di Sumatra, gli abitanti pensavano a un normale temporale della stagione umida. In poche ore, però, la situazione è precipitata. I nubifragi non si sono fermati per giorni e l’acqua ha iniziato a salire rapidamente all’interno delle case. A Langkat, Siti Nurbaya Siregar e la sua famiglia sono riuscite a salvarsi solo rifugiandosi sul tetto, con l’acqua già al collo, e venendo poi tratti in salvo da un vicino su una piccola barca sovraccarica.
Il suo villaggio è stato in gran parte distrutto, come molte altre comunità colpite da una catena di cicloni e sistemi temporaleschi che la settimana scorsa ha investito Indonesia, Sri Lanka e Thailandia. Il bilancio delle vittime supera le 1.300 persone, con centinaia di dispersi e migliaia di abitazioni rase al suolo. In Indonesia, dove un rarissimo ciclone equatoriale ha colpito Sumatra, le autorità parlano di oltre 700 morti e circa 500 dispersi. In Sri Lanka si contano 465 vittime, mentre in Thailandia i decessi accertati sono 176.
L’impatto umanitario è enorme: l’Agenzia indonesiana per la gestione dei disastri stima che 1,2 milioni di persone siano state costrette a lasciare le proprie abitazioni nelle province di North Sumatra, West Sumatra e Aceh. Nello Sri Lanka, oltre 218mila persone vivono in rifugi temporanei.
Con il ritiro delle acque, a Langkat emergono solo lamiere e fango dove un tempo sorgevano case e attività. Chi è sopravvissuto racconta la disperazione di chi ha perso tutto. Molti sfollati hanno trovato riparo di fortuna in una moschea, dormendo per giorni senza adeguati rifornimenti. Le lamentele contro le autorità locali sono forti: residenti come Rosmita e Nur Aisyah denunciano l’assenza di cibo, cure mediche e assistenza, e accusano i leader locali di non essersi mai presentati.
Il presidente indonesiano Prabowo Subianto è sotto crescente pressione affinché dichiari lo stato di emergenza nazionale, ma finora ha preferito concentrarsi su promesse di ricostruzione. Durante una visita nelle aree alluvionate, ha chiesto ai governi locali di rafforzare la protezione ambientale e prepararsi a eventi meteorologici sempre più estremi.
A Langkat, però, le parole non bastano. Tra le macerie della sua casa, Arisen Siregar grida un appello: “Presidente Prabowo, aiutateci. Non abbiamo più un tetto”.