FOGGIA - Nel settantesimo anniversario della nascita, la Regione Puglia celebra il fumettista Andrea Pazienza con PAZ 70, un progetto che attraverserà San Severo, Foggia, Bari e Lecce dal 23 maggio al 17 luglio. 

Un omaggio a un autore che continua a occupare un posto centrale nell’immaginario culturale italiano, a quasi quarant’anni dalla morte. 

Nacque il 23 maggio 1956 a San Benedetto del Tronto, città della madre Giuliana, ma crebbe a San Severo, nel Foggiano, terra del padre Enrico, pittore e acquerellista. 

È lì che prende forma il suo sguardo sul mondo, prima del trasferimento a Pescara per frequentare il liceo artistico. E poi a Bologna, città decisiva nella sua formazione umana e artistica. 

Qui, a metà degli anni Settanta, tra movimenti studenteschi, controculture e tensioni politiche, Pazienza trova il proprio linguaggio con “Cannibale”, rivista fondata insieme a Stefano Tamburini, Filippo Scozzari, Massimo Mattioli e Liberatore, e poi dell’esperienza de “Il Male”, settimanale satirico simbolo di una generazione che voleva uscire dalla stagione della violenza politica – senza riuscire a trovare riferimenti forti fuori dai movimenti di protesta – e spesso segnata dall’esperienza devastante dell’eroina.  

All’inizio degli anni Ottanta arriva “Frigidaire”, diretta da Vincenzo Sparagna, laboratorio creativo che cambierà definitivamente il fumetto italiano, e del quale Paz, come si faceva chiamare, diventa uno dei protagonisti assoluti. 

Nascono personaggi destinati a entrare nella storia della cultura italiana: Pentothal, Zanardi, Pompeo, il Pertini partigiano e anticonformista, Campofame, Francesco Stella e il cane Astarte. 

Il suo tratto cambia continuamente, passando dal grottesco al lirico, dalla satira politica alla confessione autobiografica, mantenendo sempre una forza espressiva unica. 

Pazienza lavorò anche per il teatro, il cinema, la danza e collaborò con “Tango”, inserto satirico diretto da Sergio Staino. 

Morì all’improvviso il 16 giugno 1988 a Montepulciano, a soli 32 anni. Sebbene la causa ufficiale del decesso non sia mai stata confermata pubblicamente dalla famiglia, si è sempre parlato di un’overdose di eroina. Anche nella morte, tragica, Paz è stato il simbolo di una generazione. Ma il suo lavoro non ha mai smesso di essere contemporaneo.