BRUXELLES – Cresce la tensione diplomatica tra l’Europa e Tel Aviv. Con un durissimo e inedito “altolà” congiunto, i leader di Italia, Regno Unito, Francia e Germania hanno condannato le recenti manovre del governo israeliano in Cisgiordania, mentre i Paesi Bassi sono passati alle vie di fatto annunciando il blocco totale delle importazioni di merci prodotte negli insediamenti occupati.
La nota firmata dai quattro principali leader europei fotografa un quadro sul campo ormai prossimo al punto di non ritorno, prendendo di mira sia l’escalation sul terreno sia i piani di espansione edilizia.
“Ci opponiamo fermamente a coloro che, inclusi membri del governo israeliano, sostengono l’annessione e il trasferimento forzato della popolazione palestinese. Negli ultimi mesi la situazione in Cisgiordania è peggiorata in modo significativo: la violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche di Israele stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati”, si legge nella nota.
Nel testo si ricorda che il diritto internazionale considera illegali tutti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, sottolineando la pericolosità strategica del progetto nell’area E1, una zona di cruciale importanza tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Maale Adumim. Lo sviluppo dell’area E1, avvertono i leader, “dividerebbe in due la Cisgiordania” impedendo la contiguità territoriale di un futuro Stato palestinese.
I quattro governi hanno lanciato un avviso formale anche al mondo privato, spiegando che le imprese non dovrebbero partecipare alle gare d’appalto per tali costruzioni per non incorrere in pesanti “conseguenze legali e reputazionali”, incluso il rischio di complicità in gravi violazioni dei trattati internazionali.
La dichiarazione si conclude con un elenco di richieste perentorie indirizzate all’esecutivo israeliano per arrestare il deterioramento dell’area. I leader chiedono anzitutto lo stop immediato all’espansione degli insediamenti illegali e dei relativi poteri amministrativi, all’accertamento delle responsabilità penali per le violenze commesse dai coloni, avviando indagini interne anche sulla condotta delle forze di sicurezza israeliane. Il documento esige inoltre il rispetto dello status quo storico e della custodia hashemita sui Luoghi Santi di Gerusalemme, nonché la revoca delle sanzioni e delle restrizioni finanziarie che stanno strangolando l’economia palestinese e le casse dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).
Il “Quad” europeo ha infine riaffermato l’impegno per una pace globale basata sulla formula “due popoli, due Stati” in cui due nazioni democratiche possano coesistere entro confini sicuri, in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Mentre il blocco a quattro si concentra sulla diplomazia, l’Olanda ha deciso di agire autonomamente sul fronte economico. Il ministro del Commercio dei Paesi Bassi, Sjoerd Sjoerdsma, ha annunciato il divieto formale all’importazione di tutti i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania.
“Lanciamo così un segnale forte a Israele. I Paesi Bassi non intendono contribuire al mantenimento di tale situazione illegale”, ha dichiarato Sjoerdsma. Il ministro ha ricordato come la Corte internazionale di giustizia (Cig) abbia già decretato l’illegalità dell’occupazione e le spinte all’annessione forzata della Cisgiordania: “Questa situazione deve cessare. Ecco perché stiamo adottando queste misure e continuiamo a esortare il resto d’Europa a fare altrettanto”.