STOCCOLMA - Lo spettro del disimpegno militare statunitense in Europa e la gestione della crisi mediorientale scuotono la ministeriale degli Esteri della Nato a Helsingborg, in Svezia.
In apertura dei lavori, il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha tracciato una linea intransigente, confermando la “delusione” del presidente Donald Trump per il mancato sostegno di alcuni alleati chiave, durante l’attacco all’Iran, e lanciando un duro monito contro le ultime mosse di Teheran sul piano marittimo e nucleare.
Il primo asse del discorso di Rubio ha riguardato l’ipotesi, sollevata da Teheran, di introdurre un pedaggio per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz, cercando anche di coinvolgere il sultanato dell’Oman. Una prospettiva definita come “semplicemente inaccettabile” dal Segretario di Stato.
“Non può accadere – ha ribadito –. Se ciò dovesse verificarsi nello Stretto di Hormuz, accadrebbe in altri cinque luoghi in tutto il mondo. Perché mai i Paesi di tutto il mondo non dovrebbero dire ‘vogliamo farlo anche noi?‘. Questo Stretto è vitale e cruciale per ogni Paese rappresentato qui oggi, ma francamente anche per le nazioni dell’Indo-Pacifico. Non esiste al mondo un Paese che dovrebbe accettare una simile pretesa”.
Per sbarrare la strada alle ambizioni iraniane, gli Stati Uniti stanno sostenendo con forza una risoluzione promossa dal Bahrain al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che vanta un numero record di co-firmatari. Rubio ha tuttavia denunciato il rischio di un veto da parte di “un paio di Paesi membri” (con chiaro riferimento all’asse Mosca-Pechino): “Sarebbe un esito deplorevole. Stiamo facendo di tutto per costruire un consenso globale, vedremo se le Nazioni Unite funzionano ancora”.
Sul fronte dei negoziati bilaterali in corso con Teheran, Rubio ha parlato di “lievi progressi” e di un “certo movimento positivo”, pur ribadendo l’assoluta fermezza di Washington: “I principi fondamentali rimangono gli stessi: questo regime non potrà mai possedere un’arma nucleare. E per garantire ciò, dovremo affrontare la questione dell’arricchimento dell’uranio”.
L’intervento di Rubio ha toccato il punto più sensibile per la sicurezza del vecchio continente: la revisione della presenza militare statunitense in Europa. Il Segretario di Stato ha confermato che l’amministrazione Trump sta esaminando costantemente la dislocazione delle proprie truppe a causa di impegni globali, precisando però che non si tratta di una “misura punitiva” contro gli alleati scettici sulla campagna in Medio Oriente.
“È un processo che proseguirà in collaborazione con i nostri alleati, ma in fin dei conti, come in qualsiasi alleanza, il rapporto deve risultare vantaggioso per tutti i soggetti coinvolti”, ha precisato Rubio, ricordando che la frustrazione di Trump nei confronti di alcuni partner Nato non verrà risolta oggi, ma sarà il fulcro di “uno dei vertici dei leader più importanti nella storia della Nato”.
A pesare sul giudizio di Washington è anche la scarsa produttività bellica europea. Rubio ha infatti lanciato un duro atto d’accusa sulla capacità industriale dei partner atlantici: “È chiaro a tutti, all’interno dell’alleanza e non solo, che oggi i Paesi Nato non producono munizioni al ritmo necessario per le esigenze future. Questo è un problema fondamentale su cui dobbiamo lavorare insieme, sia per la produzione che per l’interoperabilità“.